In cammino, con amore e umiltà


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Photo by Sahil Patel on Unsplash
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Quest'anno meditiamo durante il tempo di Natale attraverso i testi liturgici della tradizione Copta.

I Magi fanno da pendant a tutti i personaggi dell’Antico e del Nuovo Testamento che, davanti al mistero di Dio, usano le parole incredule di Natanaele. Essi, non-ebrei, illuminati dalle Scritture ebraiche, vanno e vedono, superando tutte le barriere etniche e sociali. Soltanto facendo questo sforzo entrano a far parte, in maniera misteriosa, del grande mistero dell’incarnazione del Signore, diventando il modello dei non-giudei che credono e adorano Cristo.

Quest'anno meditiamo durante il tempo di avvento attraverso i testi liturgici della tradizione Copta.

Paolo, il grande e santo Apostolo, predicatore della vita eterna, esprimendo la verità, ha detto che Cristo è venuto nel mondo per salvare i peccatori. Venite, prostriamoci e inchiniamoci, non, come Erode, con malizia e inganno, ma come i Magi, con desiderio e sincerità, offrendogli, al posto dell’oro, dell’incenso e della mirra, fede, speranza e amore, noi che abbiamo da lui ricevuto allegrezza e gioia (Dossologia del Natale, papiro greco-copto del VI sec.)

Nel Vangelo di Giovanni, Natanaele viene sollecitato a conoscere il mistero celato dietro la persona di Gesù, con queste parole: “Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti: Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nazaret” (Gv 1,45). Natanaele replica: “Da Nazaret può venire qualcosa di buono?”. Al che Filippo gli risponde: “Vieni e vedi!” (cf. Gv 1,46). Natanaele è l’emblema dell’Israele che dubita dell’opera di Dio e che crederà soltanto quando, superati i pregiudizi etnici, va e vede di persona il Messia. Uscendo da sé, mettendosi alla ricerca, umiliando le proprie aspettative e la propria sapienza e aprendosi a una sapienza che non è di questo mondo, Natanaele assisterà a un’epifania e proclamerà Gesù “il Figlio di Dio, il Re d’Israele” (Gv 1,49).

I Magi fanno da pendant a tutti i personaggi dell’Antico e del Nuovo Testamento che, davanti al mistero di Dio, usano le parole incredule di Natanaele. Essi, non-ebrei, illuminati dalle Scritture ebraiche, vanno e vedono, superando tutte le barriere etniche e sociali. Soltanto facendo questo sforzo entrano a far parte, in maniera misteriosa, del grande mistero dell’incarnazione del Signore, diventando il modello dei non-giudei che credono e adorano Cristo. Essi perpetuano i personaggi dell’Antico Testamento che non fanno parte del popolo di Dio ma che partecipano alle sue sorti. Ai Magi e a tutti costoro, giungono le stesse parole pronunciate da Cristo al centurione fedele: “In verità io vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande!” (Mt 8,10). I Magi sono talmente legati al mistero del Natale che, nella Chiesa copta, il brano di Matteo sul loro atto di adorazione viene letto proprio la notte di Natale. Natale e adorazione dei Magi sono un’unica grande festa: la festa della rivelazione del mistero del Dio incarnato, l’Epifania, appunto. Giovanni Cassiano affermava che, ancora nel V secolo, in Egitto non si festeggiava il Natale separato dall’adorazione dei Magi e dal Battesimo, come era ormai in uso in Occidente, ma in un unico giorno, in una grande festa chiamata “Epifania”.

Non è un caso che, nella Chiesa copta, il Vangelo di Natanaele sia ancora letto proprio il giorno del Battesimo di Gesù, festa che coincideva, appunto, con il Natale e la commemorazione dell’adorazione dei Magi. Per entrare nel mistero bisogna farne esperienza. E per farne esperienza bisogna con umiltà mettere da parte tutti i propri giudizi, il “sentito dire”, e andare e vedere concretamente ciò che Cristo ha da offrire. Dio rivela il proprio mistero soltanto a coloro che si mettono in cammino. E lo fa in maniera del tutto personale e unica. Soltanto mettendosi in viaggio, come atto di pura umiltà, Natanaele e i Magi poterono comprendere che da Nazaret e da Betlemme poteva venire qualcosa di buono. Anzi, nel posto più impensabile può nascere “il Figlio di Dio, il Re d’Israele” (Gv 1,49), “il Re dei Giudei” (Mt 2,1). 

Venite, dunque, e lasciata la nostra sapienza mondana, prostriamoci e inchiniamoci al Signore insieme ai Magi, con desiderio e sincerità, con amore e umiltà, e lasciamoci invadere, come loro, da una “gioia grandissima” (Mt 2,10).

un monaco del deserto