Alleggerirsi


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 Angelo del giudizio, affresco, 1080 circa, Sant'Angelo in Formis, Capua (Caserta).
Angelo del giudizio, affresco, 1080 circa, Sant'Angelo in Formis, Capua (Caserta).

4 dicembre 2022
Commento della seconda orazione colletta d’Avvento

Dio onnipotente nella misericordia, 
mentre ci affrettiamo nella corsa incontro a tuo Figlio che viene, 
non ci ostacoli alcuna azione terrena, 
ma l’insegnamento della sapienza dall’alto 
ci guidi alla comunione con lui.

4 dicembre 2022
Commento della seconda orazione colletta d’Avvento

Dio onnipotente nella misericordia, 
mentre ci affrettiamo nella corsa incontro a tuo Figlio che viene, 
non ci ostacoli alcuna azione terrena, 
ma l’insegnamento della sapienza dall’alto 
ci guidi alla comunione con lui.

Nella corsa iniziata domenica scorsa c’è ora uno scatto, che esige di alleggerirsi. Leggerezza potrebbe essere una parola-chiave dell’Avvento.

Per ridurre il bagaglio la preghiera chiede di rispondere a due domande: che cosa ostacola la corsa? che cosa la accelera. Sarebbe sbagliato opporre l’“azione terrena” alla “sapienza dall’alto” (alla lettera “celeste”), finendo nello schema binario che contrappone materiale – spirituale, terreno – celeste, visibile – invisibile, esteriore – interiore, corpo – anima, in cui normalmente il secondo termine comanda sul primo, svalutandolo. Quando si ragiona così, ci si mette fuori da sé sfuggendo all’umano. «È follia: invece di trasformarsi in angeli, si trasformano in bestie; invece d’innalzarsi, si abbassano», scrive Michel de Montaigne di chi fa così.

Se si corre verso il Veniente con azioni di giustizia (la prima colletta d’Avvento), il rapporto tra i due poli va interpretato diversamente. Ci aiuta la liturgia. La prima antifona «O» canta: 

O Sapienza 
uscita dalla bocca dell’Altissimo 
tu che riempi tutto l’universo 
e tutto disponi con forza e dolcezza 
vieni a insegnarci l’arte del discernimento.

Domandiamo che ci sia insegnato il discernimento, cioè la sapienza messa in opera. Gesù, il Figlio divenuto essere umano, forte nella mitezza che è la rinuncia alla violenza, è la sapienza dalla quale apprendere il discernere, cioè la valutazione di quale sia la scelta evangelica puntuale, circoscritta, parziale e relativa al nostro qui e ora. La meditazione della vita del Figlio, l’ascolto del Vangelo raffinano la nostra sensibilità, ci erudiscono, ci rendono meno grossolani e superficiali nel valutare il senso e la rilevanza del nostro agire. Il fuori cornice della fede ci dona uno sguardo diverso sulla storia proprio a partire dall’eccedenza e dalla sorpresa del Dio che si rivela in Gesù di Nazaret. L’intralcio dell’agire terreno nasce quando vien meno questo discernimento.

La preghiera è rivolta al Padre onnipotente nella misericordia. L’alleggerimento riguarda allora l’eliminazione in sé di quel che contraddice un simile Dio, di quel che impedisce alla misericordia di formare il nostro pensare e agire.

«La carità si slancia in modo meraviglioso verso le altezze quando si lascia attrarre misericordiosamente in basso verso le miserie del prossimo; e più discende con amore verso le infermità più riprende con forza slancio verso l'alto» (Gregorio Magno): la liturgia ci inserisce nel movimento della condiscendenza divina che si manifesta nell’incarnazione del Figlio e nel suo continuo venire nel tempo. Lasciandoci trasformare da un tale dinamismo può accadere che l’insegnamento della sapienza ci guidi alla comunione con il Figlio già ora nella storia, in mezzo alle contraddizioni e ai limiti che la segnano.

fratel Davide