Introito della Notte di Natale

Natività catalana     

DOMINUS DIXIT AD ME

Dóminus dixit ad me:
Fílius meus es tu,
ego hódie génui te.
Quare fremuérunt gentes:
et pópuli meditáti sunt inánia?

Il Signore mi ha detto:
tu sei mio Figlio,
io oggi ti ho generato.(Sal  2,7)
Perché sono in rivolta le genti
e i popoli tramano invano? (Sal  2,1)


Il Figlio si rivolge a noi (perché siamo gli interlocutori impliciti di questa dichiarazione) e dice che il Padre lo ha proclamato Figlio. Qui ci sono dei discorsi sovrapposti o concentrici: le parole del Padre al Figlio, ossia la parola attraverso la quale il Padre genera il Figlio (perché Lo ha generato dicendoLo), ma anche la parola del Figlio che ripete ciò che il Padre gli ha detto; la parola che il Figlio ci rivolge ridice la parola stessa con la quale il Padre lo ha generato.

L’introito Resurrexi di Pasqua, posto anch’esso sulle labbra del Figlio, non sarà più la confidenza fatta a noi di ciò che il Padre gli ha detto, ma un discorso che il Figlio rivolge al Padre. Nel nostro introito di Natale il Figlio ripete con stupore e riconoscenza le parole stesse – dirette – del Padre che lo mette al mondo. Dicendolo a noi, nasce e viene a consapevolezza da lui stesso. Si desta al suo essere Figlio ridicendo – ci piacerebbe dire sussurrando – ciò che il Padre gli ha detto.

Siamo di fronte a un gioco singolare – e trinitario (perché lo Spirito è presente in questa “ripetizione”) – dei tre pronomi personali: il Tu del discorso diretto diventa un Lui, si declina il Lui, senza tuttavia smettere di ascoltare il Tu. Teo-logia ad intra, ma anche fatta conoscere a noi, senza tuttavia essere esplicitamente nominati. […]

Al cuore della nostra notte temporale, in questa mezzanotte che è l’articolazione di un giorno sull’Altro, ascoltiamo, nello stile della confidenza, l’articolazione stessa del Figlio sulla bocca del Padre che lo pronuncia. Ascoltiamo il Figlio nel momento in cui nasce.

François Cassingena-Trévedy, Chante et marche, Les introït I, Avent-Noel, Temps ordinaire I-II, Ad Solem, Paris 2012, pp. 177-178.