Il fuoco dell'amore


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Jan Fabre, La liberazione della Passione, 2019, Corallo di profondità, pigmento, poliamide, base in granito, acciaio, 108 x 33 x 41 cm, Cappella del Pio Monte della Misericordia, Napoli. Foto: Grafiluce / L. Romano.
Jan Fabre, La liberazione della Passione, 2019, Corallo di profondità, pigmento, poliamide, base in granito, acciaio, 108 x 33 x 41 cm, Cappella del Pio Monte della Misericordia, Napoli. Foto: Grafiluce / L. Romano.

Domenica di Pentecoste

Tu enim, sacraméntum paschále consúmmans,
quibus, per Unigéniti tui consórtium,
fílios adoptiónis esse tribuísti,
hódie Spíritum Sanctum es largítus;
qui, princípio nascéntis Ecclésiæ,
et cunctis géntibus sciéntiam índidit deitátis,
et linguárum diversitátem in uníus fídei confessióne sociávit.

Oggi, o Padre, hai portato a compimento il mistero pasquale
e su coloro che hai reso figli di adozione in Cristo tuo Figlio
hai effuso lo Spirito Santo,
che agli albori della Chiesa nascente
ha rivelato a tutti i popoli il mistero nascosto nei secoli,
e ha riunito i linguaggi della famiglia umana§nella professione dell’unica fede.

Messale romano, Prefazio di Pentecoste

Solennità del compimento pasquale, la Pentecoste è il giorno cinquantesimo in cui la misericordia di Dio porta a compimento il mistero pasquale (sacraméntum paschále consúmmans), mistero di passione, di amore appassionato, di pro-esistenza, di vita consegnata, esposta, donata, di morte tenebrosa, di silenzio tombale, di vita al suo risveglio, di alba luminosa, di incontri rinnovati, di pasti condivisi, di fraternità ricucite, di riconoscimenti impensati… 

Ora il mistero della Pasqua giunge al suo summum, al suo vertice, alla sua “consumazione”, nel senso alto del termine, secondo la sua etimologia. Consummatio indica un compimento, un condurre a termine, al vertice, alla sommità; suggerisce il raggiungimento del punto più alto, dell’estremità, della vetta, di quel punto di osservazione dal quale si abbraccia, come dall’alto, la totalità del visibile, a perdita d’occhio. A queste immagini si associa quella del “fare sintesi”, del “riunire tutto in unità”, del “sommare”, del “rendere perfetto”, come se ormai si ricongiungessero i frammenti dispersi e si instaurasse in modo definitivo il legame fra la parte e il tutto. Il compimento dice anche l’integrità, la pienezza: l’amore è energia di integrazione dei frammenti restituiti al tutto; è forza di ricomposizione dei dispersi in unità; è lavoro paziente di riparazione, che ricuce quanto è stato lacerato e ridotto a brandelli. 

Come suggeriscono diverse immagini delle orazioni romane per la liturgia di questo giorno, “consumazione” dell’amore pasquale-pentecostale è il Perdonoche si è levato dal sepolcro; è l’Alito di vita ricreante del Dio creatore, il Soffio che si librava sugli abissi delle origini e che torna a spirare nei nostri cuori, come spirerà alla fine dei tempi per ridestare i nostri corpi alla vita senza fine; è il dono dello Spirito che conferma nell’amore quanti sono stati rigenerati a vita nuova; è l’amore del Diodell’alleanza antica e nuova, che si è rivelato nel fuoco della santa montagna e nella Pentecoste dello Spirito, per fare un rogo delle nostre chiusure, del nostro orgoglio, dei nostri odi e delle nostre armi di morte, e accendere in noi la fiamma della sua carità.

Princípio nascéntis Ecclésiæ: oggi siamo come «aglialbori della chiesa nascente»: sostiamo a contemplare quel principio, quell’inizio, germinato già ai piedi della croce, dove un piccolo resto stava in silenzio ad accogliere il segno profetico del sangue e dell’acqua, sgorgati dal fianco del Cristo dormiente, profezia battesimale ed eucaristica. 

E lo Spirito ci introduce a penetrare più a fondo la sciéntiam deitátis, il mistero di Dio che illumina il mistero dell’uomo: quando verrà lui, lo Spirito della verità, ci guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e ci annuncerà le cose future (cf. Gv 16,13); lui infatti è il Paràclito, lo Spirito santo che il Padre manderà nel nome di Cristo, lui ci insegnerà ogni cosa e ci ricorderà tutte le parole del Figlio (cf. Gv 14,26).

Così la diversità delle lingue della famiglia umana (linguárum divérsitas) non sarà più un ostacolo divisivo, ma una misteriosa convergenza verso colui che è «il maestro dell’unità» (magister unitatis: Cipriano, De or. dom. 8). “Quelle lingue nelle quali si esprimevano coloro che erano stati riempiti dallo Spirito santo preannunziavano la chiesa che sarebbe stata presente nelle lingue di tutti i popoli. Così l’umile pietà dei fedeli riportò all’unità della chiesa la diversità di quelle lingue; perché ciò che la discordia aveva disperso venisse raccolto dalla carità e le membra sparpagliate del genere umano, come le membra di un unico corpo, venissero riunite, ben compaginate, all’unico capo, Cristo, e si fondessero col fuoco dell’amore in un unico corpo santo” (Agostino, Serm. 271). 

Allora, secondo l’esortazione di papa Leone Magno, “gioiscano i cuori dei fedeli, poiché nel mondo intero un solo Dio – che è Padre, Figlio e Spirito santo – viene lodato e confessato in ogni lingua (omnium linguarum confessione laudatur), e quel segno che apparve sotto l’aspetto del fuoco continua ad agire e a donarsi: è infatti quello Spirito di verità che fa brillare dello splendore della sua luce la dimora in cui abita la sua gloria e che non ammette, nel suo tempio, alcunché di tenebroso o di tiepido” (Serm. 75,5). 

Per questo oggi si leva dal cuore della chiesa l’epiclesi che invoca una rinnovata effusione del dono della grazia: Scenda su di noi lo Spirito di Pentecoste, perché tutti gli uomini cerchino sempre l’unità nell’armonia e, abbattute le barriere che dividono i popoli, la terra diventi una sola famiglia, e ogni lingua proclami che Gesù è il Signore (cf. Messale romano, Messa vespertina con la celebrazione vigiliare prolungata, Orazione dopo la I lettura).