Il digiuno, porta della conversione


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Photo by Łukasz Rawa on Unsplash
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Meditiamo la Quaresima, lasciandoci accompagnare dalle parole della tradizione liturgico-spirituale della Chiesa copta.


Il Buono, l’Amico degli Uomini, l’unico senza peccato, il nostro Signore Gesù Cristo, ha digiunato per noi. Venite, guardate il nostro buon Salvatore, l’Amico degli uomini, compiere le opere del digiuno, nella sua grande umiltà, dopo essersi ritirato da solo nel deserto, sopra le alte montagne (cf. Sal 86,1 lxx). Egli ci ha offerto l’insegnamento sulle cui orme camminare. Ha disinnescato la forza del nemico, vanificando le sue astuzie e i suoi stratagemmi. Del Tentatore è stato fatto pubblico spettacolo davanti a lui. Grandi e numerosi sono i vantaggi del digiuno. Esso purifica dai peccati e dalle colpe. Praticate l’amore fraterno, affrettatevi a volervi bene, siate umili e sappiate che con il digiuno vengono perdonate le cadute. Porta della conversione è il digiuno: i peccatori vi sono entrati e i loro peccati sono stati cancellati. Santo sei tu Signore, l’Incomprensibile. Santo e immortale. Santo in tutte le tue opere, poiché ci hai resi partecipi della tua vittoria (Tarh del Vangelo della seconda domenica di Quaresima)

Considera dove lo Spirito lo condusse dopo averlo raggiunto: non in città né in piazza, ma nel deserto. Poiché voleva attirare il diavolo, gli offre l’occasione non solo per mezzo della fame, ma anche del luogo. Il diavolo infatti assale soprattutto quando vede che si è soli e per conto proprio […] Trovatolo dunque nel deserto, e in un deserto inaccessibile – che il deserto fosse così lo ha indicato Marco dicendo: “stava con le fiere” –, vedi con quanta malizia e malvagità si avvicina e quale momento favorevole scruta. Non si avvicina quando digiuna, ma quando ha fame, perché tu impari che grande bene sia il digiuno, che arma potentissima sia contro il diavolo e che, dopo il lavacro, non bisogna darsi alle mollezze, all’ubriachezza, alla mensa abbondante, ma al digiuno. Per questo digiunò anche Cristo, non perché ne avesse bisogno, ma per esserci di insegnamento. Poiché la schiavitù del ventre ha introdotto i peccati prima del battesimo, come se uno guarisse chi era malato e gli ordinasse di non fare quello, a causa del quale era sorta la malattia, così anche in questo caso dopo il battesimo ha introdotto il digiuno. Infatti l’intemperanza del ventre scacciò Adamo dal paradiso, causò il diluvio al tempo di Noè e fece scendere i fulmini su Sodoma. Anche se la colpa fu di fornicazione, tuttavia però di qui – dal ventre – nacque la radice di entrambe le punizioni […] Perciò il Signore digiuna per quaranta giorni, per indicarci i rimedi della salvezza, e non si spinge più in là in modo che, per l’eccesso di prodigio, non si negasse fede di nuovo alla verità dell’incarnazione (Giovanni Crisostomo, Omelie sul Vangelo di Matteo, Om. 13).

Il cuore cela un abisso profondo: vi sono sale da pranzo, camere, porte e vestiboli, numerose sale di servizio e molte uscite; là vi è l’officina della giustizia e dell’ingiustizia, là la morte, la vita, il commercio onesto e quello fraudolento. Come un palazzo grandissimo, deserto, colmo di ogni cattivo odore e di molti cadaveri, così è il palazzo di Cristo, il cuore, colmo di ogni impurità e di una folla di molteplici spiriti malvagi. Occorre dunque che il palazzo sia rimesso a nuovo, ricostruito, e che siano riordinati i suoi depositi e le sue stanze, perché qui viene a riposare il re, Cristo, insieme ai suoi angeli e ai santi spiriti; qui viene ad abitare, a passeggiare; qui stabilisce il suo regno. Sì, vi dico, in una nave di grossa stazza il capitano comanda e governa tutti, rimprovera gli uni, guida gli altri; così è per il cuore che ha la mente spirituale (noûs) che lo governa, la coscienza che lo rimprovera, i pensieri (logismoí) che lo accusano e lo difendono (Macario, Om. 15,32-33).

a cura di un monaco del deserto