Dio ha amato coloro che sono fatti di terra e cenere


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Photo by Paul Bulai on Unsplash
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Piega, Signore, il tuo orecchio. Ascoltami e abbi compassione di me: trasformerai per me la tristezza in gioia. Sì, davvero ho peccato contro il cielo e la terra. Non sono degno di essere annoverato tra le pecore del tuo gregge. La mia anima è in pena: consolala, Signore. Senza la tua compassione, o Dio, non mi resta alcuna speranza. Per il tuo nome, o Dio della mia salvezza, abbi misericordia della mia povertà, e così troverò compassione. O Dio, Amante degli uomini e compassionevole, non gettarmi nell’Amènti, nei luoghi sotterranei. Affrettati a salvarmi, tu che sei in eterno, dalla punizione del fuoco eterno. Salvatore del mondo, salvami con la tua potenza dal luogo del pianto e del lamento. O tu che conosci i pensieri prima che si formino, per il tuo santo nome, salva la mia anima. Nella tua misericordia, o Dio, sciogli chi resta legato dai peccati per tutta la vita. Che cosa mai mi aspetta l’ultimo giorno, quando emetterai il tuo giusto giudizio? Io ho compiuto ogni tipo di peccato. Non esiste tra gli uomini chi abbia fatto quanto me. Ascolta, Signore, le mie parole. Comprendi il mio grido di dolore. Aiutami in quel giorno. Ecco, a te mi prostro in adorazione e ti supplico: Signore, perdonami
(Psali adam del Grande Digiuno di Quaresima sulla Seconda Ode)

“Com’è possibile che coloro che credono al Crocifisso siano salvati, dal momento che egli stesso è stato posseduto dalla morte?”. È possibile, poiché, se i Giudei evitarono la morte guardando all’immagine in ottone del serpente, quanto più coloro che credono al Crocifisso otterranno un beneficio perfino superiore. Poiché, infatti, la crocifissione ebbe luogo, non già a causa dell’impotenza del Crocifisso, e non a causa della superiore forza dei Giudei. È perché “Dio ha amato il mondo” che il suo Tempio fu crocifisso. […] Non capite il motivo alla base della crocifissione e della salvezza che procede da essa? Non capite la relazione tra la figura e la realtà? Nella prima, i Giudei evitarono la morte, ma si trattava di morte terrena; nella seconda, i fedeli evitano la morte eterna. Nella prima, il serpente innalzato guariva dai morsi dei serpenti; nella seconda, Gesù crocifisso guarisce le ferite inflitte dal drago spirituale […] Nella prima, un serpente mordeva e un serpente guariva; così, anche nella seconda, la morte ha distrutto e la morte ha salvato. 

[Dio ha dato suo Figlio per noi], sebbene una persona non lo farebbe nemmeno per un suo amico, né qualcuno lo farebbe prontamente per un giusto. Paolo lo dice chiaramente: “A stento qualcuno è disposto a morire per un giusto” (Rm 5,7) […] Con le parole “così tanto amato” e “Dio ha amato il mondo”, egli intende indicare la grandezza del suo amore. La distanza tra Dio e noi era grande – anzi, immensa – dal momento che egli che è immortale, senza principio, immenso, ha amato coloro che sono fatti di terra e cenere, appesantiti da innumerevoli peccati, sempre pronti ad offendere, ingrati. […] “Da dare il suo Figlio unigenito”: non ha dato un servo, non un messaggero, non un arcangelo. Ditemi: chi sarebbe capace di tanta sollecitudine per il proprio figlio, così come Dio lo è stato con servi ingrati? Ora: perché “Dio ha così tanto amato il mondo”? Per nessuna altra ragione che per la sua bontà. Bene, allora, prestiamo attenzione al suo amore, vergogniamoci della sua grande misericordia. […] Se noi vedessimo un uomo che è pronto a rischiare pericolo e morte per noi, lo preferiremmo a tutti gli altri uomini, e lo considereremmo il primo tra i nostri amici. […]. Penseremmo di non riuscire a restituirgli debitamente ciò che egli ha fatto. Tuttavia, non siamo capaci di essere grati alla stessa maniera verso Cristo. Egli ha dato la sua vita per noi, ha versato il suo sangue prezioso per noi, noi che non siamo né grati né buoni. […] Ora, chi ci salverà dalla punizione ventura? Invero, se Dio non fosse il nostro giudice, non ci siederemmo in giudizio contro noi stessi? Non ci condanneremmo da noi stessi? […] Se noi avessimo diecimila vite, non dovremmo darle tutte per lui? Eppure, neanche in questo modo, faremmo nulla degno della sua generosità (Giovanni Crisostomo, Omelia 27 sul Vangelo di Giovanni).

a cura di un monaco del deserto