Oggi, Gerusalemme somiglia a un cielo


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Photo by Brady Bellini on Unsplash
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Domenica delle Palme

Oggi, suonate la tromba e cantate nella festa del Figlio di Dio, poiché colui che ha creato il carro cherubico (cf. Ez 1,4-28) è salito in groppa a un asino, in mezzo a Gerusalemme. Dalle bocche dei piccoli, ti sei preparato una benedizione. Osanna nelle altezze, o Re della gloria. Ecco, Lazzaro il giusto, era morto ed era stato seppellito. E Gesù Cristo, il Logos, lo ha risuscitato nella sua potenza. A te la potenza, la gloria, la gratitudine. Osanna al Figlio di Davide, per sempre. Oggi, Gerusalemme, la città del nostro Signore Gesù, assomiglia a un cielo, alla dimora dei giusti. Donaci, o Re della gloria, di contemplare il monte del Cranio (cf. Lc 23,33), sul quale sei stato crocifisso, e poi la Resurrezione. Ti salutiamo, o Cranio. Ti salutiamo, città del Signore. Vi salutiamo, sepolcro e Resurrezione. (Psali adam sulla Theotokia della domenica dell’Osanna)

Il termine “Osanna” è entrato nell’eucologia della Chiesa molto presto, non nell’accezione impetratoria (ovvero “Salvaci!”), quanto piuttosto in quella dossologica. Nella Didaché, che ci offre i testi liturgici praticati dalla Chiesa primitiva, si dice che dopo aver ricevuto l’eucaristia è necessario pregare così:

Venga la grazia e passi questo mondo. Osanna al Dio di Davide! Chi è santo si avvicini, chi non lo è si converta. Maran athà. Amen (Didaché 10,6).

Come si può notare, la parola “Osanna” ha acquisito ben presto, nella Chiesa, un senso escatologico e si è legata strettamente a un’altra invocazione, “Maranathà”, che esprime l’imminenza della venuta del Signore […]

Ritroviamo l’acclamazione “Osanna” anche nell’anafora di San Gregorio:

Santo, Santo, Santo, Signore Sabaoth, il cielo e la terra sono pieni della tua santa gloria. Osanna nelle altezze. Benedetto colui che è venuto e che viene nel nome del Signore. Osanna nelle altezze (Kitāb al-ūlāğī al-muqaddas, Dayr al-Suryān, Wādī al-Naṭrūn 2016, pp. 571-572).

Pare che il senso originario dell’acclamazione ebraica “Osanna” (hôšîʿâ nāʾ, dona salvezza, salva ora) fu relegato in un secondo piano con il passare del tempo, soprattutto nelle Chiese di lingua greca. Ne Il Pedagogo, San Clemente Alessandrino spiega così il significato di “Osanna”:

Luce, gloria e lode con supplica al Signore: questo è il significato di “Osanna”, tradotto in lingua greca (Paedagogus, 12.5).

Come avveniva nella Chiesa primitiva, anche oggi possiamo usare “Osanna” nella liturgia con entrambi i sensi: come supplica di aiuto rivolta a Dio (salvaci!) o come lode a Dio che è diventato per noi salvezza (gloria!). Cristo ha portato a compimento per noi la salvezza con la sua morte espiatoria sulla Croce e con la sua Resurrezione dai morti. E ora egli è seduto alla destra di Dio per intercedere per i credenti in lui, offrendo la garanzia della nostra giustificazione davanti a Dio: “Chi muoverà accuse contro coloro che Dio ha scelto? Dio è colui che giustifica! Chi condannerà? Cristo Gesù è morto, anzi è risorto, sta alla destra di Dio e intercede per noi” (Rm 8,33-34).

La gioia dell’umanità è il frutto della sua fede nel fatto che è Cristo stesso a intercedere per lei davanti a Dio, come se dicesse al Padre: “Osanna (ovvero, salva ora!) per i miei figli, cioè per coloro che credono in me”. Possiamo anche affermare che anche lo Spirito Santo offre un’intercessione al Padre che implica il senso di “Osanna” poiché, infatti, “lo Spirito stesso intercede con gemiti inesprimibili” (Rm 8,26).

L’“Osanna” gridato dal popolo che accolse il Cristo all’ingresso di Gerusalemme, come invocazione di aiuto materiale e politico, oggi è diventato invocazione della Chiesa affinché Dio porti a compimento la nostra salvezza, così come è divenuto espressione di lode e ringraziamento per Colui che, mediante la sua morte per noi, è diventato per noi salvezza. Nella lode della vigilia e del giorno del grande Venerdì cantiamo: “Tua è la forza, la gloria, la benedizione e la potenza per sempre, amen, o Signore Gesù Cristo, mio buon Salvatore. Mia forza e mio canto è il Signore ed è divenuto per me una santa salvezza”.

Anba Epiphanius, Una salvezza così grande