XXX domenica del tempo Ordinario


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le icone di Bose, Cristo Risorto - stile italico

  di ENZO BIANCHI

Il vero miracolo che qui è narrato è il miracolo della fede, una fede capace di vedere l’invisibile (cf. Eb 11,27) e di sperare ciò che sembra impossibile: Gesù sa riconoscere chi si avvicina a lui con fede sincera...

 


 

Anno B
Mc 10,46-52

28 ottobre 2012

Prima dell’ingresso di Gesù a Gerusalemme, dove si svolgerà l’ultima parte della sua esistenza terrena, Marco narra l’incontro di Gesù con un uomo cieco. Come la guarigione del cieco di Betsaida (cf. Mc 8,22-26) precedeva immediatamente la confessione di Pietro a Cesarea (cf. Mc 8,27-30), così questo incontro è una sorta di preludio all’acclamazione messianica di Gesù da parte delle folle che accompagneranno la sua entrata nella città santa (cf. Mc 11,1-10).

Attorniato dai suoi discepoli e da molta gente, Gesù sta uscendo da Gerico, luogo d’accesso alla terra promessa; ed ecco che «il figlio di Timeo, Bartimeo, cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Costui, al sentire che c’era Gesù, cominciò a gridare e a dire: “Figlio di David, Gesù, abbi pietà di me!”». La sua è un’ostinata richiesta di compassione e di misericordia, che non si lascia intimorire dai rimproveri di quanti vorrebbero zittirlo; nello stesso tempo, è anche una grande confessione di fede, che proclama Gesù quale «Figlio di David», cioè Cristo, il Re-Messia a lungo atteso da Israele e inviato da Dio per instaurare il suo regno di pace e giustizia sulla terra (cf. 2Sam 7,8-17; Is 11,1-9). Il cieco Bartimeo ripete con altre parole quanto aveva affermato Pietro: «Tu sei il Cristo» (Mc 8,29); egli sapeva che il Messia avrebbe aperto gli occhi ai ciechi, compiendo anche in questo le Sante Scritture (cf. Is 35,5; 42,7).