Natale del Signore


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Pietro Cavallini, natività di Cristo , 1296-1300, Santa Maria in Trastevere Roma
Pietro Cavallini, natività di Cristo , 1296-1300, Santa Maria in Trastevere Roma
25 dicembre 2013
Riflessioni sul Vangelo
di
ENZO BIANCHI
Il cristianesimo è tutto qui, in questa contemplazione di un Dio fatto povertà, di un tre volte Santo diventato terrestre, mortale: uno di noi, uno tra di noi, uno con noi

25 Dicembre 2013

di ENZO BIANCHI

Anno A
Luca 2,1-14

 

 

Significativamente nel martirologio odierno si legge: “Commemoratio Nativitatis Domini nostri Jesu Christi”. Natale è una memoria, anzi la memoria per eccellenza, perché ricorda la nascita di Gesù da Maria a Betlemme, una nascita che significa molto più della nascita di un bambino che viene nel mondo. Perché in verità noi possiamo proclamare che con quel parto Dio si è fatto uomo come noi, che la Parola di Dio si è fatta carne (cf. Gv 1,14), che Dio è diventato l’Immanu-El, il Dio-con-noi (cf. Mt 1,23; Is 7,14), solidale in tutto con noi, assumendo la nostra precarietà dal concepimento fino alla morte.

Questa è la buona notizia, il Vangelo che l’angelo annuncia come “grande gioia per tutto il popolo”. Questo è il cuore della nostra fede cristiana, una fede che non può entrare in concorrenza con le religioni e i loro dèi, perché ciò che proclama è l’inaudito: un Dio-uomo, carne mortale, un Dio che non si è limitato ad avere cura di noi ma ci ha amato fino a voler essere uno di noi, nella condivisione reale e radicale di ciò che noi siamo.

Ma sostando su questo evento siamo meravigliati anche dalla forma di questa venuta, dallo stile dell’incarnazione. Dio non è venuto tra di noi con la sua potenza, il suo splendore, la sua gloria, imponendosi al mondo; non è apparso in una teofania che avrebbe destato timore e tremore. No, Dio si è manifestato nell’umiltà, nella semplicità di una vicenda i cui soggetti sono uomini e donne poveri, che non emergono, senza grandi ruoli. Dio è venuto tra di noi “svuotandosi” delle sue prerogative divine, e possiamo dire che si è abbassato fino a prendere l’ultimo posto tra di noi, quel posto di schiavo che non gli sarà mai rubato (cf. Fil 2,5-8).