Natale del Signore

Nel Vangelo che abbiamo ascoltato siamo condotti dalla buona notizia, data dall’angelo, alla mangiatoia, dove Maria, la sposa di Giuseppe, donna gravida, vede il compimento dei giorni e dà alla luce il figlio che lei avvolge in fasce e depone in una semplice mangiatoia, perché non avevano trovato posto nel caravanserraglio. Siamo posti dunque davanti alla nascita di un bambino, davanti alla totale e radicale umanità di Gesù. Ciò che ci viene chiesto di contemplare è un infante, che non parla, ma sa soltanto piangere; un bambino inerme, completamente nelle mani di chi lo ha messo al mondo; un bambino – si precisa – avvolto in fasce, deposto sulla paglia. Chi è costui? È il figlio dell’artigiano Giuseppe e di Maria: quella notte si poteva dire soltanto questo, come più tardi diranno gli abitanti di Nazaret, quando Gesù ritornerà al suo villaggio (cf. Mc 6,3 e par.). Sì, un uomo, totalmente uomo, non c’è nient’altro da vedere. Ma nella sua umanità, che noi dobbiamo riconoscere umanità piena, solidale con noi, è inscritta un’altra identità che può solo essere rivelata da Dio tramite l’angelo. Chi vedeva quel bambino, vedeva un bambino, un uomo, figlio di uomini; ma grazie alla rivelazione dell’angelo coloro che sono andati in quella notte alla mangiatoia hanno riconosciuto in quel bambino il Salvatore, il Messia, il Cristo, ma anche il Signore, il Kýrios.