Natale del Signore

Ed eccoci dunque al secondo momento liturgico, quello dell’alba. Il Vangelo dell’alba (Lc 2,15-20) ci dice che i pastori, che hanno ricevuto l’annuncio della grande gioia, vanno alla mangiatoia per vedere la Parola che il Signore ha fatto loro conoscere e trovano tutto conforme all’annuncio dell’angelo. E i pastori si interrogano, meditano, riflettono, confrontano le parole dell’angelo con ciò che i loro occhi vedono e cominciano a divulgare la notizia che non è solo la nascita di un bambino, ma è anche la nascita del Messia, del Salvatore. Maria, dal canto suo, osserva, osserva e confronta, medita tutto ciò che è avvenuto. Stupore, contemplazione, interpretazione si intrecciano nel suo cuore e destano la glorificazione di Dio. Maria certamente ha cantato con ancor più forza il suo Magnificat quando ha dato alla luce Gesù; e i pastori, questi primi clienti del Vangelo, questa gente povera e disprezzata al tempo di Gesù – per i quali i religiosi non pretendevano neanche che andassero alla liturgia e al tempio, tanto erano da loro disprezzati come ultimi e incapaci di essere dei veri israeliti –, proprio loro vanno, riconoscono e trovano la fede.

Ma significativamente la chiesa ci convoca ancora per un terzo momento, per la liturgia del giorno, quando ci presenta e ci fa ascoltare il prologo del quarto Vangelo (Gv 1,1-18): questo testo dice che colui che è nato a Betlemme, precisamente sotto Cesare Augusto, in occasione del censimento fatto da Quirinio, è il Lógos, è la Parola di Dio, quella che era nell’in- principio e che si è fatta carne, si è fatta uomo nel grembo di Maria. Quel bambino nato non è soltanto un uomo, non è soltanto il Messia, ma è molto di più: è il Figlio di Dio generato nell’in-principio da Dio, è la sua Parola vivente, è un uomo concepito dallo Spirito santo che è sceso su una donna, Maria (cf. Lc 1,35). Ecco l’apice della contemplazione della fede: si vede soltanto un bambino, ma in quella vita di bambino è inscritta l’identità di Dio, il Dio che ha messo tra parentesi la sua essenza per essere totalmente uomo. E così noi possiamo dire: «Ecco l’uomo, ecco Dio, ecco il Lógos, ecco la Parola di Dio». Questa è la nostra confessione di fede nel giorno del Natale. Chi vede Gesù, chi vede quell’uomo e lo contempla in tutta la sua vita, vede una vita umana, ma in essa, nella sua forma, nella sua narrazione è possibile vedere Dio: «Chi ha visto me, ha visto Dio» (cf. Gv 14,9), dirà Gesù.