Mercoledì delle Ceneri 2012

 

Dal perché si corregge si deve poi passare al contenuto di quello che si dice correggendo l’altro. Correggere l’altro, infatti, non significa dire tutto quello che si vuole. A volte nelle nostre vite sembra che esista solo una polarizzazione tra due estremi: da una parte il mutismo, dall’altra il parlare senza limiti. No, c’è il parlare sapendo ciò che si dice, che non deve rispondere semplicemente all’ultima nostra emozione o alla reazione suscitata dall’aver udito qualcosa che non concorda con il nostro pensiero. Le cose che si dicono hanno un peso, le parole nel loro contenuto possono essere offensive, possono essere vere e proprie armi: ma noi non possiamo correggere un altro offendendolo ancora di più, anche se è il meccanismo forse più naturale. Non si può dire tutto, non è vero che c’è la libertà di dire tutto: bisogna dire ciò che è conforme a una correzione e a un’edificazione dell’altro, non ciò che lo mortifica ancora di più!

Questo è il secondo livello della correzione. Infine, e solo in ultimo luogo, conta anche il modo in cui si fa una correzione. Questo è di ordine molto inferiore, perché dipende molto dal carattere delle singole persone: ci sono persone che hanno un contenuto cattivo della correzione piangendo, altre che hanno un contenuto buono urlando… Non che il modo non debba essere conforme alla correzione, ma è l’ultima cosa: prima vengono il suo perché e il suo contenuto. Altrimenti noi non facciamo un lavoro di correzione e dunque di costruzione di un corpo, bensì un lavoro di disgregazione.

Lo scopo della correzione – conclude Benedetto XVI – è camminare insieme nella carità, è apprestare tutto per diventare il corpo di Cristo. Se sappiamo correggerci a vicenda, sapremo anche fare le cose attendendo la ricompensa da Dio. Se invece attendiamo una ricompensa oggi dagli altri, non faremo correzione: faremo sempre, in ogni caso, mormorazione, il più grande peccato secondo l’Esodo e secondo tutti i processi con cui si forma e cresce una comunità. Così ci avverte il cammino quaresimale di Israele nel deserto.

  ENZO BIANCHI

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