Giovedì santo

 

Ecco chi è il Padre: innanzitutto lo scaturire dell’Amore, colui che nel suo Amore ha generato il Figlio, colui che ama Gesù uomo, quell’uomo che solo lui poteva darci, quell’uomo che l’umanità non avrebbe mai potuto generare, produrre. È questo Amore che sta dietro a Gesù e di cui Gesù si fa esegeta tra gli uomini (exeghésato: Gv 1,18), perché l’incarnazione, il farsi carne, sárx, della Parola di Dio, del lógos toû theoû (cf. Gv 1,14), è in vista della conoscenza, della narrazione dell’Amore. L’Amore generante ha inviato il Figlio nel mondo (cf. Gv 3,17.34; 4,34; 5,23.24.30.36.37.38; 6,29.38.39.44.57; 7,16.18.28.29.33; 8,16.18.26.29.42; 9,4; 10,36; 11,42; 12,44.45.49; 13,20; 14,24; 15,21; 16,5; 17,3.8.18.21.23.25; 20,21), e Gesù è consapevole di questo Amore che egli deve raccontare, testimoniare fino alla fine, per poi, attraverso il grido: «È compiuto (Gv 19,30), tutto ho realizzato!», fare ritorno all’Amore. Ecco perché, «avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino all’estremo (eis télos)» (Gv 13,1), fino alla fine dei suoi giorni nel mondo, fino alla morte.

Sì, «Dio è Amore» (1Gv 4,8.16) e «nessuno l’ha mai visto» (Gv 1,18; cf. 1Gv 4,12) nella sua autenticità, nella sua pienezza, ma il Figlio ci ha raccontato, exeghésato, il Dio Amore. Questa è la nostra fede, la particolarità che rende il cristianesimo «altro», altro dallo stesso ebraismo veterotestamentario che ne è la radice. In quest’ottica noi possiamo leggere questa sera, dietro il racconto fornitoci da Gesù, chi è il nostro Dio, come agisce in noi il nostro Dio. Questa, del resto, è l’intenzione di tutto il quarto vangelo: leggere la vita e le azioni di Gesù, ascoltare le sue parole come eco del Padre, come racconto di Dio.

Questa dunque è l’epifania di Dio, dopo la quale i discepoli, se avessero fede, potrebbero dire: «Abbiamo visto il Padre» (cf. Gv 14,9). Ma i discepoli, come ancora noi oggi, fanno difficoltà ad assumere questa visione, restano dei giudei seguaci di Gesù, dei giudei cristianizzati, incapaci di dire a Gesù: «In te vediamo Dio!». Gesù allora fa un’azione precisa, anzi diverse azioni, espresse non a caso da sette verbi: si alza da tavola, depone le vesti, prende un asciugamano, se lo cinge attorno alla vita, versa dell’acqua nel catino, lava i piedi dei discepoli e li asciuga (cf. Gv 13,4-5). Ecco cosa fa l’Amore, cosa fa Dio verso di noi: un Dio inginocchiato ai nostri piedi che lava i nostri piedi sporchi. È una liturgia della quale noi possiamo fare profezia, ma che avverrà realmente quando nella nostra morte staremo davanti a Dio: Dio, l’Amore che abbiamo tanto cercato e che abbiamo tentato di vivere, ci laverà i piedi…