Domenica in Albis

 

Sono domande che noi ci dobbiamo fare. D’altronde la nostra Regola commenta proprio le parole di Gesù: «Dove sono io, là sarà anche il mio servo» (Gv 12,26), l’unica promessa che questa sera risuona e che io vorrei lasciare in eredità a Giandomenico. Dice la nostra Regola: «Solo seguendo Cristo nel suo cammino ti identificherai a lui per ritornare al Padre» (RBo 6). Gesù è la via, e per giungere alla comunione piena con Gesù nella resurrezione bisogna imboccare la via che lui ha percorso. Per andare a Gesù occorre che noi abbiamo sempre lo sguardo fisso su di lui (cf. Eb 12,2), lo sguardo della fede, e che camminiamo senza mai fermarci, senza mai sostare, come Abramo che non sapeva dove andava (cf. Eb 11,8). Ma Abramo si fidava della parola del Signore, e noi possiamo fidarci del cammino fatto da Gesù, che è addirittura il racconto del Padre (cf. Gv 1,18).

In questa sera di grande gioia, io vorrei dire un grande grazie ai genitori di Domenico. Vorrei ringraziarli non solo perché hanno dato la vita a Domenico (come lo hanno chiamato, con questo bel nome; Giandomenico lo chiamiamo noi, mettendo solo davanti il nome di Giovanni, che per noi monaci è il nome del nostro profeta), ma soprattutto per aver cresciuto Giandomenico come uomo e come cristiano, serio e maturo. Fate un grande dono al Signore e lo fate anche alla nostra comunità. Ringrazio tutta la famiglia di Giandomenico, di cui una buona parte è qui: siamo contenti che siano testimoni di questo suo impegno. Ringrazio anche quanti lo hanno seguito spiritualmente nel suo cammino, lo hanno accompagnato nel maturare la sua vocazione e la sua scelta. Il Signore è davvero risorto, e se ci deve essere una prova del fatto che lui è vivente, basta vedere che passano gli anni, i secoli, ma c’è ancora qualcuno che vuole ancora seguirlo: questo è possibile solo se il Signore è davvero vivente e sta in mezzo a noi. Ecco la nostra gioia, non dobbiamo avere paura.

ENZO BIANCHI

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