Natività di S. Giovanni Battista


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IGOR MITORAJ, Testa di san Giovanni Battista
IGOR MITORAJ, Testa di san Giovanni Battista
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IGOR MITORAJ, Testa di san Giovanni Battista

Bose, 24 giugno 2012
Omelia di ENZO BIANCHI
Nessuno di noi, nessuno di noi agli occhi del Signore è estraneo, è piccolo, ma davanti a lui siamo tutti ugualmente amati, tutti chiamati da lui

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Bose, 24 giugno 2012
Omelia di ENZO BIANCHI

Accoglienza liturgica
di Sr. ANNA CHIARA BENETTIN
e Sr. SILVIA MURRAI

Ascolta l'omelia:

                                                                                              

    Anno B
Luca 1,57-66.80 

Quando eravamo una chiesa una, nella liturgia e nella preghiera indirizzata al Signore erano nominati o apparivano iconicamente, accanto al Cristo nella gloria, Maria, la madre del Signore, e Giovanni, il precursore del Signore, entrambi rivolti a Cristo, intercessori per noi ma soprattutto santi per la loro totale appartenenza al Signore. Per questo la chiesa unita solo di loro festeggiava la nascita sulla terra e la morte, cosciente di questa impossibile solitudine del Signore Gesù, perché egli aveva bisogno della missione che Maria e Giovanni hanno avuto nel generarlo e nel manifestarlo al mondo.
Ebbene, proprio in questo giorno, che si apre con il buio della notte, noi festeggiamo la nascita di Giovanni Battista, una nascita innanzitutto voluta da Dio. Il vangelo, per dirci che Giovanni è venuto al mondo per volontà di Dio, testimonia la sterilità di Elisabetta e la vecchiaia di entrambi i genitori: solo Dio ci poteva dare un uomo come Giovanni. E non a caso Giovanni nasce nell’incredulità del padre sacerdote, nel timore di una madre che tiene nascosta la gravidanza; sarà Maria, nella visita compiuta a sua cugina, a permettere la manifestazione dell’azione di Dio, del grande dono di Dio a Israele, Giovanni Battista, il precursore. Giovanni con questa nascita – non a caso raccontata nel vangelo, dunque qualcosa che appartiene alla buona notizia, qualcosa che appartiene alla fede dei cristiani – interroga ciascuno di noi e ci rivela: non siamo nati né per caso né per necessità, ma siamo nati innanzitutto per la volontà di Dio, una precisa e puntuale volontà di Dio su di noi, anzi su ciascuno di noi.

So bene che siamo tentati di non crederlo, soprattutto oggi, in un tempo cui abbiamo la consapevolezza di collocarci tra miliardi di uomini e donne e non riusciamo a leggere la nostra presenza qui nel mondo come una volontà di Dio. Non siamo neanche sicuri di essere nati per la volontà dei genitori, ci sentiamo a volte nati a caso. Ma questa è nient’altro che una maniera per non assumere la responsabilità della nostra vita, perché il pensiero dominante in noi è quello che ci fa dire che siamo stati gettati nel mondo. Invece la fede cristiana, e sottolineo la fede cristiana, inizia proprio qui, ha origine quando si dice sì alla consapevolezza che Dio ci ha voluto, ci ha pensato, ci ha chiamato alla vita e ci ha dato nello stesso istante un senso, una vocazione che potremmo riassumere così: Dio ci ha chiamati all’amore. Ognuno di noi può infatti pregare, come abbiamo pregato nei vespri: «Sei tu, Signore, che hai plasmato il mio profondo, tu mi hai tessuto nel grembo di mia madre … Quando io ero plasmato nel segreto, … i tuoi occhi vedevano il mio embrione» (Sal 139,13.15-16), e tu conoscevi tutto il tragitto della mia vita. Potremmo anche dire, con il Servo del Signore: «Il Signore mi ha chiamato fin dal seno di mia madre, dal grembo di mia madre ha detto il mio nome» (Is 49,1), come è avvenuto per Giovanni.