Natività di S. Giovanni Battista

 

Nessuno di noi, nessuno di noi agli occhi del Signore è estraneo, è piccolo, ma davanti a lui siamo tutti ugualmente amati, tutti chiamati da lui, come Mosè, come Giovanni Battista. E nel regno di Dio Mosè non è più grande di ciascuno di noi, perché la grandezza dipenderà se noi abbiamo realizzato quella vocazione propria, specifica che Dio ci ha dato, attraverso la vocazione, la chiamata che ci ha fatto all’amore. Nessuno di noi può essere diverso da un altro agli occhi di Dio: tutti chiamati, tutti amati, e per questo ognuno di noi deve custodire il suo io davanti al Signore, non deve mai permettere che diventi un io minimo, non deve mai permettere di non amare se stesso. Perché se uno non ama se stesso, se uno non dice il suo amen davanti a Dio, se soprattutto non crede di essere stato amato e chiamato al mondo da Dio, non può neanche amare gli altri. Anzi, io sono convinto sempre di più che il vero egoismo è l’incapacità di vedere che Dio ci ha amati di amore eterno (cf. Ger 31,3) e che gli altri possono amarci. O abbiamo questa consapevolezza nella fede, oppure non siamo cristiani e non possiamo avere né vocazione, né missione, ma la nostra vita inaridisce nel non trovare un senso, nel non trovare una direzione, un significato e tanto meno un gusto nella vita, nel vivere.

Ma diamo un secondo sguardo alla venuta di Giovanni. Giovanni, ancora nel grembo di sua madre al sesto mese, percepisce la presenza del Signore, appena concepito nel grembo di Maria (cf. Lc 1,39-45). Maria era venuta a visitare sua cugina Elisabetta, ma chi riconosce la presenza del Signore è Giovanni, non Elisabetta. È Giovanni che ammonisce Elisabetta del fatto che essa sta là davanti alla presenza del Signore, e tutto il ministero di Giovanni, se si legge nei quattro vangeli, è nient’altro che un ministero di discernimento della presenza, della venuta, della parusía del Signore. Giovanni dovrà riconoscere e indicare a Israele il Signore, dovrà diminuire alla presenza del Signore perché la presenza del Signore possa crescere (cf. Gv 3,30), dovrà scomparire per profetizzare la fine di Gesù. Non a caso tutto ciò che i vangeli dicono di Giovanni riguarda la sua presenza più che le sue parole. Non ci sono grandi messaggi. In Marco addirittura sono assenti, e così pure nel quarto vangelo, ma tutti gli evangelisti percepiscono Giovanni come l’uomo esercitato a scorgere la presenza del Signore che viene, del Signore, del Signore, che resta invece per gli ascoltatori incapaci di riconoscerlo una presenza che non si manifesta.