Natività di S. Giovanni Battista


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Infine Giovanni, nato, esercitato al discernimento, lascia che Dio determini la sua vita. Certo, Giovanni non risponde, guardando alla sua vita, a una vocazione che credeva di avere quando è andato nel deserto. Nel deserto è stato portato bambino – abbiamo ascoltato nel vangelo –, là è cresciuto e si è fortificato nello Spirito, là visse una vita quotidiana, nascosta, in obbedienza, fino al giorno della sua ostensione, della sua manifestazione a Israele. Deserto, ma poi un’ostensione che lui non prevedeva, quando andrà a lui tutta la gente, la gente della Giudea e tutti gli abitanti della regione del Giordano, ci dicono Marco e Matteo (cf. Mc 1,5; Mt 3,5). E poi l’accettazione della notte, in prigione, fino alla morte (cf. Mc 6,17-29; Mt 11,1-3; 14,3-12). Dio sempre lo chiama, Giovanni sempre dice amen, non si scherma mai con quella sua vocazione immaginata: lascia che Dio gli plasmi la vocazione giorno dopo giorno. È l’urgenza che lui sente – ma negli altri, non in sé, negli altri, in quello che gli altri gli chiedono, non in se stesso – che lo fa passare da una vita monastica nel deserto a una vita di predicatore, poi in prigione, poi addirittura nella morte.

Anche per ciascuno di noi dovrebbe essere così: dovremmo cioè lasciare, permettere che Dio determini la nostra vita, lasciando sia lui a darci il deserto o la manifestazione, e a volte anche la tenebra e poi la notte, senza che dobbiamo incolpare lui che è notte e che magari non ci parla, strade di gente senza umiltà che crede di avere in sé dei rimproveri da fare a Dio e di poter concorrere con la sua sapienza. Dovremmo esercitarsi all’arte di correre e poi all’arte di lasciare la presa, sempre nella fedeltà a ciò che si è e a ciò che gli altri ci domandano come nostro servizio, perché persone legate a noi da un’alleanza. Giovanni, il principe dei monaci, come lo chiamavano i padri, questa sera è qui con noi in questa unica assemblea del cielo e della terra, ed è in questa assemblea che noi lo ricordiamo, che noi chiediamo la sua intercessione. Ed è proprio la sua presenza di uomo del deserto, di sentinella della notte, di uomo esercitato a discernere la presenza, che noi abbiamo voluto l’accoglienza liturgica di due nostre sorelle, Anna Chiara e Silvia, le quali entrano a far parte della nostra comunità e promettono davanti al Signore e a noi che vivranno nel celibato stabile e in una alleanza che si può solo stringere se si è disposti a esercitare il comandamento nuovo dell’amore reciproco (cf. Gv 13,34; 15,12). Ecco, noi questa sera ringraziamo il Signore per queste due sorelle. Dicevo prima a loro due che mi sembra siano arrivate ieri, ma forse c’è una velocità della mia età che i più giovani non possono conoscere. Più volte, anche pensando, riflettendo, a partire dall’agenda, che c’era ormai la maturazione della loro accoglienza, non riuscivo a credere che fossero passati tanti anni, per cui ero tentato tranquillamente di rimandare.