Natale del Signore

 

Nel Santo dei santi vi era il Dio con noi, l’Emmanuele, il Santo dei santi era la sua dimora in mezzo a di noi. Ma con questo annuncio del Vangelo ci viene detto che il Dio vivente non sta più nel tempio, non sta più in uno spazio tre volte santo ma sta in un uomo, sta nella nostra carne, la carne di Gesù, la carne di un uomo-Dio e di un Dio-uomo. Sì, la Presenza di Gerusalemme quella notte cessò di essere nel tempio e diventò Presenza a Betlemme, in quel bambino partorito da una donna, l’uomo Gesù. Questo è il mistero alla conoscenza del quale siamo chiamati in questa liturgia, che è sempre un alzare il velo da parte di Dio, una rivelazione per noi.

Ma dobbiamo anche guardare alla nostra carne, alla nostra condizione: Dio ha voluto raggiungerci, come noi vogliamo raggiungere e addirittura essere una sola cosa con chi amiamo. Dio ha voluto questo guardando la nostra umanità: si è svuotato, si è abbassato, ha dimenticato le prerogative divine per venire ad abitare una situazione, quella nostra, votata alla morte, la situazione di tutti noi, schiavi del peccato, schiavi del male (cf. Fil 2,6-8). Questo è il mistero scandaloso del Natale. Io non ho altre parole da dirvi, perché credo sia importante che cogliamo nella semplicità ciò che è davvero Vangelo, ciò che è davvero annuncio e che è fondamento della nostra fede. Voglio solo donarvi questa sera, a conclusione, alcune parole di Gerolamo – il grande padre della chiesa, un vero esperto di Scrittura, ma soprattutto esperto nel fare omelia, nell’annunciare il Vangelo – nell’omelia del Natale. Egli commenta: