Natale del Signore

 

«Per loro – Giuseppe e Maria – non c’era posto nel caravanserraglio» (Lc 2,7) … Non trova posto nel Santo dei santi risplendente di oro, di gemme, di seta e di argento; e così non nasce tra oro e ricchezze ma in mezzo al letame di una stalla (perché non c’è stalla dove non ci sia letame), dove si erano accumulati i nostri peccati … «Dal letame rialza il povero» (Sal 112 [113],7), dice il salmo. Gesù nasce in mezzo al letame. «Non c’era posto per lui nell’alloggio», non c’era posto nel Santo dei santi, è venuto in mezzo al letame. Giuseppe e Maria, la madre del Signore, non avevano né un servo né una domestica; se ne sono venuti a piedi dalla Galilea, da Nazaret, perché non possedevano neanche un asino. Sono padroni e servi di se stessi … Hanno tentato di trovare un alloggio, ma non si trovava nessun alloggio, nessun posto per la nascita del Salvatore al di fuori di una stalla, una stalla in cui venivano legati giumenti, asini e c’erano pecore … È vero, noi oggi, con la scusa di onorare Cristo a Natale, abbiamo eliminato l’immondizia, il letame, l’abbiamo sostituito con l’argento. Ma per noi cristiani dovrebbe essere più prezioso quello che abbiamo tolto: l’argento e l’oro si addicono ai pagani, mentre a chi crede in Cristo si addice maggiormente quella stalla di terra battuta. Colui che è nato in terra battuta tra letame ha disprezzato l’oro e l’argento, ma ha voluto abbracciare noi, scegliere noi, terra battuta.
(Gerolamo, Omelia sul Natale del Signore [PLS 2,189])

Che queste parole di Gerolamo ci aiutino a capire quanto è una buona notizia che Dio sia venuto là dove noi non ci accorgiamo neanche di abitare.