Mercoledì delle Ceneri

 

Ecco dove Gesù individua la possibilità del male: nel finire per fare le cose in modo da organizzare il consenso degli altri nei nostri confronti. Lo possiamo fare in molti modi e non solo in quelle azioni – elemosina, preghiera, digiuno – su cui si è soffermato Gesù. Possiamo farlo seducendo gli altri, in modo che gli altri siano abbagliati dalla nostra capacità intellettuale; seducendo l’altro con le nostre attenzioni, in modo che vengano coperte le nostre stesse mancanze verso di lui; riempiendo l’altro di doni e di attenzioni, fino a comprarlo; possedendo l’altro fino a impedirgli di vedere chiaro e di scoprire chi noi siamo in verità.

Qui ciascuno di noi deve esaminare se stesso, soprattutto là dove verifica consensi, successi, riuscite, positività di giudizio. E la domanda che ciascuno di noi deve farsi verte su che cosa veramente gli sta a cuore, in profondità: lo sguardo di Dio che è nel segreto o lo sguardo e il giudizio degli altri, quelli che ci vedono e che noi vediamo? Che cosa cerchiamo? Di essere ammirati, al di là della nostra verità, o di essere veri e autentici, con una certa coerenza tra quello che facciamo e diciamo? Non possiamo avere né la coerenza di Cristo né una coerenza perfetta, ma dovremmo ogni giorno rinnovare lo sforzo perché quello che diciamo sia conforme a quello che facciamo e a quello che pensiamo.

Dovremmo anche chiederci se un nostro sguardo ci compiace; non c’è solo lo sguardo degli altri, c’è anche lo sguardo nostro, quello che san Paolo dice di vietarsi: “Non guardo più a me stesso, non mi giudico, mi giudica il Signore!” (cf. 1Cor 4,3-4). Perché giudicare se stesso è un compiacimento narcisistico di chi edifica se stesso ed è sicuro dei mattoni che mette in questa edificazione: in qualche maniera è peggiore questo che non il giudizio degli altri. Mentre invece dovremmo semplicemente metterci davanti al Signore e ripetere: “Domine, tu omnia scis, tu cognoscis…” (Gv 21,17), questa giaculatoria così importante che potremmo dire molte volte durante la giornata, in certi momenti: “Signore, tu sai tutto, tu sai…”.