Giovedì santo

 

Nella seconda lettura c’è la tradizione della volontà del Signore circa la celebrazione eucaristica. È tutta la comunità, di nuovo, che la celebra: “Quando voi vi radunate … quando voi mangiate il pane e bevete il vino” (cf. 1Cor 11,20.26). Ancora una volta è tutta l’assemblea il soggetto celebrante, ma proprio perché è tutta l’assemblea, l’insistenza cade sulla consapevolezza, sul capire, sul comprendere; non solo sapendo ciò che si fa in obbedienza ai gesti e alle parole di Gesù sul pane e sul vino, ma – ci dice anche Paolo – discernendo, comprendendo ciò che può svuotare le azioni del Signore, ciò che può svuotare la cena del Signore: cena della comunità, pasto comune, che può diventare cena privata, non più cena del Signore. L’ammonimento di Paolo a compiere questo discernimento è un ammonimento minaccioso: “Se voi non capite il significato profondo dell’eucaristia, voi mangiate e bevete la vostra condanna” (cf. 1Cor 11,29). E Paolo la vedeva già in atto quella condanna nella comunità di Corinto, perché molti nella comunità di Corinto erano frustrati e ammalati, e Paolo, che ha un carisma profetico, legge questo come il risultato di una patologia nella prassi eucaristica (cf. 1Cor 11,30).

Nel quarto vangelo, il vangelo “altro”, noi abbiamo l’altro segno rispetto alla frazione del pane, il segno della lavanda. Un segno che la chiesa – ahimè! – ha dimenticato sovente, per secoli; molte chiese non la praticano più, e quando la lavanda è praticata, lo è in assetti da corte imperiale che svuotano tutto il suo significato. Eppure la lavanda nel vangelo, nella volontà di Gesù è un sacramento, come affermavano i padri e come affermava addirittura san Bernardo, dicendo che la lavanda dei piedi è un sacramento quanto il battesimo e l’eucaristia. C’è un’azione di Gesù, che la comunità deve accogliere e che poi tutti i membri della comunità dovranno ripetere come memoriale per vivere concretamente la lavanda, cioè per entrare nel servizio l’uno dell’altro (cf. G 13,14-15). Certo, sopratutto chi è primo, chi presiede, deve lavare i piedi dell’ultimo, deve lavare i piedi per mostrare che se è primo, se presiede, è solo per un servizio. Ma questo segno – lo abbiamo ascoltato – Pietro non lo capisce, e Gesù lo avverte: la comprensione di questo sacramento decisivo, chi non lo comprende non può avere comunione con il Signore. “Se tu non ti lasci lavare, non avrai parte con me” (cf. Gv 13,6-8). Ma, di nuovo, vi è qui la stessa preoccupazione che abbiamo trovato nelle prime due letture, la preoccupazione della comprensione. Gesù chiede: “Avete capito ciò che ho fatto?” (Gv 13,12). Avete capito che ho lavato i piedi a tutti voi, anche a Pietro che non capisce e anche a Giuda il traditore, colui che era più lontano a Gesù quella sera? Eppure Gesù ha lavato i piedi a Giuda, come a Pietro, come agli altri senza distinzione, senza ammonizione, semplicemente facendo il servizio che dobbiamo farci gli uni verso altri nella nostra vita.