Giovedì santo


Warning: Invalid argument supplied for foreach() in /home/monast59/public_html/templates/yoo_moustache/styles/bose-home/layouts/article.php on line 44

 

E allora che cos’è questa indegnità in cui si mangia e si beve la propria condanna? Paolo la spiega subito dopo: è il non discernere, il non capire, il non riconoscere il corpo e il sangue del Signore (cf. 1Cor 11,29). Questa è davvero l’indegnità. E allora capiamo perché c’è questa preoccupazione di capire, di conoscere. Certo, Paolo vuole dire che non riconoscere che quel pane è il corpo di Cristo, che quel calice è il calice del sangue di Cristo, è indubbiamente un disprezzare il Signore stesso e non accogliere la sua parola, perché è la sua parola che ci dice che quel pane che ci viene dato e quel vino che ci viene offerto sono il suo corpo e il suo sangue. Ma Paolo intende anche un’altra cosa: non riconoscere il corpo che è la chiesa. In tutto il contesto di questo capitolo l’accento non cade sugli elementi dell’eucaristia ma sul corpo che è la chiesa. E proprio perché i Corinzi non hanno il discernimento della chiesa, mangiano ognuno la propria cena, non aspettano gli altri, non condividono con i poveri quella cena: ecco perché disprezzano il corpo del Signore. Paolo l’ha detto appena prima: “Perché venite a disprezzare il corpo del Signore?”. Nella comunità di Corinto si poteva essere cristiani e non rendersi conto adeguatamente del corpo di Cristo che è la comunità, che è la chiesa.

Perché un tale misconoscimento? Come può avvenire?, si chiede Paolo. Ma potremmo dire, se pensiamo a noi oggi, perché ciò avviene ancora dopo tanti secoli di teologia eucaristica, e soprattutto oggi, in un tempo cui i cristiani possono beneficiare di una ricchezza teologica, spirituale, liturgica sull’eucaristia che forse non c’è mai stata in tutta la storia della chiesa? Pensiamo solo, noi che viviamo in questa generazione, all’ecclesiologia di comunione: ebbene, noi che abbiamo un’ecclesiologia di comunione, che abbiamo sentito la comunione con una forza che le altre generazioni prima nella chiesa cattolica non hanno mai sentito, siamo in realtà quelli che più misconoscono la comunione del corpo del Signore. Questa è la verità. Di nuovo, certamente c’è una dominante di individualismo. Ma perché la chiesa non è più amata dalle nuove generazioni? Si può solo dare la colpa, eventualmente, alla gerarchia o a quanti danno scandalo? O non c’è forse un ammanco, grave, che consiste nel non discernere più che la chiesa è il corpo del Signore? Interessarsi alla vita della chiesa è interessarsi al corpo del Signore! Noi dobbiamo interrogarci seriamente, perché si fa presto a pensare che noi andiamo all’eucaristia a posto, tutt’al più se ci siamo confessati prima, riducendo il nostro peccato semplicemente alle colpe quotidiane. No, c’è una questione di discernimento del corpo del Signore: non è solo il pane e il vino il corpo e il sangue del Signore, ma è la chiesa, è la comunità, e poi certamente il povero, il bisognoso, l’ultimo – questo Gesù ce lo ha insegnato – sono corpo del Signore.