Natale del Signore 2013

Così Dio è venuto tra di noi “svuotandosi”, dimenticando le sue prerogative divine, e possiamo dire che si è abbassato fino a prendere un posto tra di noi, un posto ultimo che nessuno di noi gli potrà mai rubare (cf. Fil 2,5-8).

La forma e lo stile di questa venuta di Dio tra di noi erano inattesi, e anche per questo molti credenti hanno finito per inciampare, perché hanno trovato occasione di scandalo nella nascita di Gesù, nella sua vita, nel suo stile. Non la logica mondana, ma neppure la logica dei profeti dell’Antico Testamento si intravedeva nella venuta messianica del Figlio di Dio. Potremmo dire che Natale manifesta un “Dio al contrario” – ho pensato bene a questa espressione! –, perché non si rivela né con potenza né con splendore ma in un “Messia al contrario”; il Messia è invocato come qualcuno che sarà vincitore sui nemici, qualcuno che instaurerà un potere, seppur di pace, mentre questo Messia nasce come un povero in una stalla, deposto in una mangiatoia, e quelle fasce che lo avvolgono come bambino preannunciano le fasce con cui sarà avvolto nel sepolcro la sera della sua morte in croce.

Il cristianesimo è tutto qui, in questa contemplazione di un Dio fatto povertà, di un Eterno fatto mortale, di un Onnipotente fatto infante, di un tre volte Santo diventato terra come noi, mortale.

Nella pagina del vangelo che abbiamo ascoltato è significativa la menzione di chi regnava davvero, del dominatore, l’imperatore di Roma, Cesare Augusto: lui sì che comandava, lui sì che aveva potere su tutta la terra, e con quel potere ordinava un censimento nella lontana Palestina. Ed è proprio questo censimento che consente a Giuseppe e a Maria di spostarsi da Nazaret di Galilea a Betlemme, e dunque consente la nascita del Messia nella sua città, la città di David: in verità – ci dice il vangelo – chi regge e disegna la storia non è Cesare Augusto, non sono i governanti di questo mondo, in realtà resta Dio, anche se tutto questo avviene in un Dio nascosto…