In cammino, con Gesù


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Disegno tratto dagli Exultet nel manoscritto IB49 della Biblioteca Nazionale di Napoli
Disegno tratto dagli Exultet nel manoscritto IB49 della Biblioteca Nazionale di Napoli

3 marzo 2020
Mt 5,1-12 (Lezionario di Bose)

In quel tempo Gesù 1vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. 2Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:

3«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
4Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
5Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
6Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
7Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
8Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
9Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
10Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
11Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. 12Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti perseguitarono i profeti che furono prima di voi.


Le beatitudini: quante volte le abbiamo lette, ascoltate, commentate o sentite commentare. Non più di un mese fa le abbiamo meditate nella liturgia domenicale. E cosa hanno mutato nella nostra vita? 

Le beatitudini: un testo ripetitivo e facile da ricordare, che ci riempie il cuore di luce.

Le beatitudini: proclamazioni che, quando le indaghiamo più da vicino, giudicano e nel contempo danno forza a tutta la nostra vita.

Pronunciate da Gesù all’inizio del discorso della montagna, come programma di tutta la sua vita e dunque della vita di chi vuole stare con lui, le beatitudini annunciano la buona notizia di una felicità possibile, esperibile in alcuni precisi comportamenti. Il filosofo Seneca, di qualche anno più giovane di Gesù, affermava che “tutti vogliono vivere felici, ma quando si tratta di veder chiaro cos’è che rende felice la vita sono avvolti dall’oscurità”. Ebbene, le beatitudini sono una lampada in questo cammino verso la felicità. “Lampada ai nostri passi e luce sul nostro sentiero” (cf. Sal 119,105), in quanto pronunciate da colui che le ha vissute in prima persona, Gesù di Nazaret. Per questo sono affidabili, perché Gesù, “luce del mondo” (Gv 8,12), ha fatto delle beatitudini il perno della sua vita “altra”, della “differenza” della sua esistenza, per noi ancora oggi seducente.

Gesù ripete per nove volte la parola resa con “beati”, ma che si dovrebbe intendere alla luce del vocabolo ebraico sottostante: ‘Ashrè, cioè, “in cammino, in movimento verso la felicità, verso la pienezza di vita”. Proprio come si legge nel primo salmo, programma di vita: “Beato, in cammino l’essere umano…” (Sal 1,1). Che cos’è la felicità, la beatitudine a cui tutti aspiriamo? Il cammino che conduce alla felicità, una strada da percorrere passo dopo passo. Difficile definirla, possibile sperimentarla. Una strada che comporta uno stile da assumere nella vita reale, non nei sentimenti o nei sogni. Per diventare “quelli della via” (At 9,2), come i cristiani delle origini.

Le tappe elencate da Gesù sono legate a determinate situazioni reali, sono una spinta ad assumere con consapevolezza e fiducia ciò a cui la vita ci conduce. Le beatitudini sono esclamazioni da accogliere con gioia in mezzo alla fatica del duro mestiere di vivere (cf. 1Ts 1,6), facendo qualcosa anche e soprattutto delle difficoltà che la vita ci consegna ogni giorno, finanche delle ingiustizie subite e delle lacrime versate. È lì che siamo beati, quando agiamo e reagiamo in modo tale da sentirci destinatari di questa promessa di Dio sulle nostre relazioni quotidiane. Gli eventi sono gli stessi agli occhi di chiunque li osserva, ma chi si fida di Gesù li legge in modo “altro”. Lasciando cioè regnare su di sé solo il Signore e il suo Vangelo, non idoli né poteri di alcun tipo. Allora sì, ci può essere dato di comprendere che “il regno di Dio non viene in modo osservabile … ma è dentro di noi” (cf. Lc 17,20-21).

A ciascuno di noi, oggi, di cogliere come queste proclamazioni si compiono nella vita di Gesù e, con lui e in lui, nella propria vita. E dunque di camminare insieme a lui sulla “via che conduce alla vita” (Mt 7,14). Proviamo a (ri)partire, un passo dopo l’altro: chi ce lo impedisce?

Fratel Ludwig


I commenti al Vangelo del giorno sono proposti seguendo il lezionario del Monastero di Bose