Aprire gli occhi alla vita


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Disegno tratto dagli Exultet nel manoscritto IB49 della Biblioteca Nazionale di Napoli
Disegno tratto dagli Exultet nel manoscritto IB49 della Biblioteca Nazionale di Napoli

11 marzo 2020

Mt 6,24-34 (Lezionario di Bose)

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: "24Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l'uno e amerà l'altro, oppure si affezionerà all'uno e disprezzerà l'altro. Non potete servire Dio e la ricchezza.
25Perciò io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito? 26Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? 27E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita? 28E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. 29Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. 30Ora, se Dio veste così l'erba del campo, che oggi c'è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede? 31Non preoccupatevi dunque dicendo: «Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?». 32Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno. 33Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. 34Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena.


Nel vangelo ricorre più volte l’invito di Gesù: “Non affannatevi” (vv. 25.31.34).

È un invito a non preoccuparsi, a vivere in pace e nella fiducia. Non affannatevi per le cose concrete quotidiane della vostra vita, tendete lo sguardo verso l’alto perché il Signore sa ciò di cui abbiamo bisogno. Sappiamo ancora affidare la nostra vita al Signore? Sappiamo avere fiducia in lui, nella sua presenza, nel suo agire con la forza dello Spirito santo?

Per Gesù c’è un “non affannatevi” e c’è anche un “cercate prima” (v. 33). C’è qualcosa che viene prima, che deve avere la priorità, su cui dobbiamo porre l’accento e concentrare la nostra attenzione: “Il regno di Dio e la sua giustizia” (v. 33). L’importante è come viviamo e non di cosa viviamo. L’importante è dove noi volgiamo lo sguardo: “Dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore” (Mt 6,21). Dobbiamo vigilare a cosa è attaccato il nostro cuore, a cosa anela, cosa desidera, cosa lo colma e gli dà gioia. Il nostro cuore cosa cerca?

E la giustizia: la qualità delle nostre azioni (se sono azioni rispettose, di pace o invece di rivendicazione, di superiorità) e la qualità delle nostre relazioni che non devono guardare al proprio interesse, ma al bene dell’altro, al suo vero bene. Quante illusioni su questo! Spesso siamo convinti di sapere cosa sia bene per l’altro e non lo lasciamo libero dal nostro affetto che può ingabbiarlo, illuderlo e tarpargli le ali. 

Il Signore ci richiama a passare al vaglio il nostro rapporto con lui e con gli altri perché la nostra vita possa davvero avere una qualità umana che lasci intravedere un senso superiore ai fatti e alla vita stessa.

E il vangelo conclude con una massima: “A ciascun giorno basta la sua pena” (v. 34). Quanta energia perdiamo nel preoccuparci…! Queste parole di J. T. Mendoça lo dicono bene: “E Gesù viene a dirci: ‘Non vi preoccupate’. E a noi sembra la cosa più paradossale e inaspettata che si possa sentire, perché viviamo nella preoccupazione, non ce ne liberiamo mai, ne facciamo la grande costante della nostra esistenza. Non sappiamo più creare, non sappiamo più progettare, sorridere senza scopi, stare davvero con gli altri, passeggiare senza meta, pregare … Sentiamo il peso della vita, la responsabilità di tutto, facciamo calcoli, cerchiamo sicurezze. L’apprensione che ci divora non è una preoccupazione per la vita, ma per la sussistenza. Il Signore ci dice: ‘La vita è più della tua casa, del tuo lavoro, delle prospettive di miglioramento, delle cose che si accumulano, la vita è di più’. Se non sentiamo questo come una verità appassionante, salvifica, allora stiamo bruciando la vita, la sua vitalità, la sua promessa, esaurendo tutto in un’inutile lotta. Quando capiamo che la vita è di più, smettiamo di vivere preoccupandoci delle cose minime. La proposta di Gesù è semplice: aprite gli occhi. Il fatto di aprire gli occhi alla vita è molto importante. Teniamo gli occhi chiusi e vediamo solo quello che vogliamo vedere. Ebbene, è necessario aprire gli occhi perché la paura lasci spazio all’allegria. Siamo soffocati dalle piccole vite che ci costruiamo. Non c’è da stupirci se viviamo infelici. La vita è di più!”.

sorella Roberta