Ascolto intero


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Disegno tratto dagli Exultet nel manoscritto IB49 della Biblioteca Nazionale di Napoli
Disegno tratto dagli Exultet nel manoscritto IB49 della Biblioteca Nazionale di Napoli

14 marzo 2020

Mt 7,21-29 (Lezionario di Bose)

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: "21Non chiunque mi dice: «Signore, Signore», entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. 22In quel giorno molti mi diranno: «Signore, Signore, non abbiamo forse profetato nel tuo nome? E nel tuo nome non abbiamo forse scacciato demòni? E nel tuo nome non abbiamo forse compiuto molti prodigi?». 23Ma allora io dichiarerò loro: «Non vi ho mai conosciuti. Allontanatevi da me, voi che operate l'iniquità!».24Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. 25Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia. 26Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. 27Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande».
28Quando Gesù ebbe terminato questi discorsi, le folle erano stupite del suo insegnamento: 29egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come i loro scribi.


Siamo alla fine dell’ampio “Discorso della montagna” che nel Vangelo secondo Matteo Gesù pronuncia per i discepoli che si avvicinano a lui (cf. Mt 5,1) e per le folle che, come leggiamo, restano “stupite” (Mt 7,28) per l’autorità che riconoscono in questo insegnamento, diverso da quello di altri rabbi, più vero di quello degli scribi. 

Ora Gesù sembra voler concludere ponendo l’attenzione sul modo in cui ciascuno, ciascun ascoltatore come noi, cerca di ascoltare. L’ascolto non è un semplice udire: la tradizione biblica ci ricorda l’importanza pregnante di quell’“Ascolta, Israele!” posto all’inizio del cammino tra Dio e il popolo dell’alleanza. L’ascolto che Gesù chiede è il fare la volontà del Padre, diventa il mettere in pratica nel vivere quotidiano e relazionale. Altrimenti resta superficiale, ipocrita, sterile.

I verbi sono al futuro, l’orizzonte è quello escatologico. L’ascolto riguarda il nostro oggi e, in questo, il nostro domani, il compimento del nostro vivere. L’ascolto chiama a interezza: sia nel presente che abbraccia il passato ed è proteso al futuro, sia nel nostro corpo perché dall’orecchio penetri fin nel nostro cuore, affinché il cuore si dilati, e si riveli nelle nostre mani – mani fattive, mani aperte incontro all’altro, mani che sostengono, che camminano insieme.

Chi dice: “Signore, Signore!” (v. 21) sono i discepoli, sono coloro che conoscono Gesù. O almeno pensano di conoscerlo. Noi lo conosciamo? Cosa facciamo per avvicinarci a lui, intuire i suoi sentimenti, percepire il suo agire? Alla fine del tempo rischiamo anche noi di guardarci indietro e di non essere riconosciuti dal Signore Gesù, il Figlio che cerca di fare la volontà di bene di Dio Padre, di non essere annoverati tra coloro che il Figlio può ritrovare come fratelli e sorelle, uniti nel cercare l’intenzione profonda del desiderio che Dio ha per ciascuno e per tutti, perché diventi realtà nelle nostre vite.

Gesù ha parole molto dure per quanti vengono allontanati quali “operatori di iniquità”, letteralmente “facitori di mancanza di legge”, ossia di mancanza di amore. “Sorgeranno molti falsi profeti e inganneranno molti; per il dilagare dell'iniquità, l’amore di molti si raffredderà” (Mt 24,11-12): così dice Gesù parlando dell’“inizio dei dolori”, incoraggiando a perseverare fino alla fine, quando il “vangelo del regno sarà annunciato in tutto il mondo” (Mt 24,14).

Sarà il vangelo interamente ascoltato e dunque vissuto? Questa la domanda che risuona. Quali radici abbiamo? Dove poniamo il nostro fondamento?

Gesù esplicita due tipi di fondamenti: sulla roccia o sulla sabbia. Il discrimine è l’ascolto “messo in pratica”. Non si tratta di un’applicazione pedissequa di precetti, bensì di un lasciar abitare la Parola in noi tanto da fare di essa il fondamento del nostro vivere, la matrice che come lievito tende a permeare ogni pensiero e ogni azione. Così che le bufere della vita non impediscano di restare ben piantati, non sballottati da ogni soffio di vento.

Il Signore ci renda saldi e forti, e insieme malleabili nell’interezza del nostro essere, fondati sull’ascolto della sua parola, stupore autorevole della nostra vita.

sorella Silvia