Scegliere la fedeltà all’amore


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Disegno tratto dagli Exultet nel manoscritto IB49 della Biblioteca Nazionale di Napoli
Disegno tratto dagli Exultet nel manoscritto IB49 della Biblioteca Nazionale di Napoli

19 marzo 2020

Mt 1,16-24 (Lezionario di Bose)

16Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo.
17In tal modo, tutte le generazioni da Abramo a Davide sono quattordici, da Davide fino alla deportazione in Babilonia quattordici, dalla deportazione in Babilonia a Cristo quattordici. 18Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. 19Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. 20Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; 21ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».
22Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta:

23Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio:
a lui sarà dato il nome di Emmanuele,

che significa Dio con noi. 24Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore e prese con sé la sua sposa


“Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù chiamato Cristo” (v. 16). Il Vangelo secondo Matteo innesta attraverso Giuseppe la genealogia di Gesù nella linea davidica: così il Cristoriceve nella carne della storia di Israele il sigillo messianico di “figlio di David, figlio di Abramo” (Mt 1,1). Figlio della promessa di Dio fatta in Abramo a tutti i credenti, compimento della speranza di Israele annunciata a David. L’apice delle generazioni, tre volte quattordici, da Abramo a David, da David all’esilio babilonese, si compie nell’oggi della storia degli uomini, l’oggi di Giuseppe e di Maria, sua sposa.

In questo presente, in questa carne del vissuto quotidiano, irrompe l’azione di Dio, che anticipa e sconvolge i piani dell’uomo, apre il progetto del nostro futuro all’inaudito che viene dallo Spirito: “Maria si trovò incinta per opera dello Spirito santo” (v. 17). Questo inaudito ci lascia increduli, contraddice e contesta le nostre aspettative su Dio e sugli altri.

Giuseppe è al centro di questa contraddizione. Il vangelo però ci dice che egli è giusto. È giusto perché ha fede, giusto “della giustizia che viene dalla fede”, per la quale anche ad Abramo fu data “la promessa di diventare erede del mondo”, spiegherà Paolo nella Lettera ai Romani (Rm 4,13.20-22). Il giusto Giuseppe ha fede anche quando le sue convinzioni entrano in contraddizione con la vita, quando i rapporti umani in cui aveva riposto la sua fiducia sembrano dissolversi nell’enigma.

Non ci sono parole tra Maria e Giuseppe. L’uno e l’altra sono soli davanti a Dio, soli davanti alla propria coscienza. In questa solitudine, nella libertà dell’amore, ma anche nell’oscurità della fede, Giuseppe sceglie; sceglie secondo giustizia. Non giudica, non dispera della giustizia di Dio. Sceglie di restare fedele all’amore.

Uomo di silenzio, uomo di ascolto, uomo di preghiera… L’obbedienza di Giuseppe scaturisce dalla profondità del suo rapporto con Dio, dalla conoscenza della Scrittura. Egli conosce la legge, la lettera della legge, ma non intende esporre Maria alla vergogna di un processo pubblico che poteva concludersi con la lapidazione (Dt 22,20-21.23-27). La sua giustizia consiste nel penetrare il senso profondo della Scrittura, nel saper discernere in essa la traccia della promessa di Dio che non viene meno, la promessa data a David: “Io gli sarò padre ed egli mi sarà figlio” (2Sam 7-14). La lettera uccide, solo lo Spirito dà vita (cf. 2Cor 3,6).

Giuseppe sceglie secondo lo Spirito, secondo la promessa, secondo la fedeltà dell’amore di Dio per il suo popolo, e così facendo si iscrive nella schiera dei giusti, che da Abele (cf. Mt 23,35) e ai “molti profeti e giusti” dell’Antica Alleanza (cf. Mt 13,17) giunge fino a quel figlio di Maria che sarà detto “giusto” (Mt 27,19.24) e che egli, Giuseppe, non aveva atteso, ma nel quale riconosce che tutte le promesse di Dio stanno per diventare sì (cf. 2Cor 1,20).

Solo allora Giuseppe, in sogno, è chiamato “figlio di David” (v. 20) dall’angelo del Signore; certo, figlio di David secondo la carne della sua discendenza, ma soprattutto secondo la speranza della sua fede. Come “figlio di David” potrà dare il nome al bambino che deve nascere: Gesù, che significa “Dio salva”.

Fratel Adalberto