La pietra più importante della casa


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Disegno tratto dagli Exultet nel manoscritto IB49 della Biblioteca Nazionale di Napoli
Disegno tratto dagli Exultet nel manoscritto IB49 della Biblioteca Nazionale di Napoli

1 aprile 2020

Mc 12,1-12 (Lezionario di Bose)

In quel tempo, 1 Gesù ai mise a parlare ai capi dei sacerdoti, gli scribi e gli anziani con parabole: «Un uomo piantò una vigna, la circondò con una siepe, scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano. 2Al momento opportuno mandò un servo dai contadini a ritirare da loro la sua parte del raccolto della vigna. 3Ma essi lo presero, lo bastonarono e lo mandarono via a mani vuote. 4Mandò loro di nuovo un altro servo: anche quello lo picchiarono sulla testa e lo insultarono. 5Ne mandò un altro, e questo lo uccisero; poi molti altri: alcuni li bastonarono, altri li uccisero. 6Ne aveva ancora uno, un figlio amato; lo inviò loro per ultimo, dicendo: «Avranno rispetto per mio figlio!». 7Ma quei contadini dissero tra loro: «Costui è l'erede. Su, uccidiamolo e l'eredità sarà nostra!». 8Lo presero, lo uccisero e lo gettarono fuori della vigna. 9Che cosa farà dunque il padrone della vigna? Verrà e farà morire i contadini e darà la vigna ad altri. 10Non avete letto questa Scrittura:

La pietra che i costruttori hanno scartato
è diventata la pietra d'angolo;
11questo è stato fatto dal Signore
ed è una meraviglia ai nostri occhi?».


12E cercavano di catturarlo, ma ebbero paura della folla; avevano capito infatti che aveva detto quella parabola contro di loro. Lo lasciarono e se ne andarono.


Un uomo pianta una vigna, esegue un lavoro accurato, la protegge con una siepe e prepara quanto servirà al raccolto, poi la affitta e se ne va. Fin qui una scena da proprietario terriero che doveva essere familiare agli uditori di Gesù.

Poi lo scenario cambia e si fa insolito. Il padrone della vigna manda un servo per avere la sua parte e non ottiene nulla. Di più, il servo viene bastonato. Il padrone continua a mandare servi e in un crescendo di violenza alcuni vengono percossi, altri uccisi. Decide a quel punto di mandare il figlio confidando che almeno lui sarebbe stato rispettato. Ma la sua sorte, come quella del Figlio inviato dal Padre, non sarà diversa, verrà ucciso e gettato fuori.

Ma a chi si sta rivolgendo Gesù? Gesù si trova nel tempio per la terza volta. La prima era stata il giorno della sua entrata a Gerusalemme, quando si era limitato a guardarsi attorno, la seconda volta aveva scacciato i venditori e ora si trova a camminare nel tempio e a cercare di sviare i tranelli dialettici delle autorità religiose: scribi, capi dei sacerdoti e anziani. Il linguaggio parabolico appare così allusivamente esplicito.

L’uditorio non può non notare di essere l’oggetto del discorso e infatti leggiamo: E cercavano di catturarlo, ma ebbero paura della folla, avevano capito infatti che aveva detto quella parabola contro di loro. Lo lasciarono e se ne andarono” (v. 12). Solo la paura li frena dal mettere in atto il loro progetto di morte, questa volta.

L’insegnamento di Gesù però va oltre la situazione contingente, citando il salmo 118 parla della pietra scartata dai costruttori che diviene testata d’angolo. Come non pensare al canto del servo di Isaia (cf. Is 53), l’uomo dei dolori disprezzato e reietto dagli uomini dalle cui piaghe siamo stati guariti?

Perché nel brano di oggi risuona forte l’annuncio pasquale: il Figlio può anche essere ucciso, ma ciò che è stato scartato diviene la pietra più importante della casa che stiamo costruendo. Il giudizio degli uomini non segue le logiche del Signore che nella storia ha continuato a mandare i profeti per raccogliere il frutto di quanto seminato, per ammonire e aiutare a comprendere il senso della via che porta alla vita e infine ha inviato il Figlio per noi, perché grazie a lui costruissimo un luogo dove abitare. Una casa di amore e solidarietà, di rispetto e condivisione, dove la buona notizia sia la luce e la Parola l’acqua viva a cui dissetarsi.

Troppo spesso non abbiamo capito e la pietra angolare è diventa sasso di inciampo: “La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata pietra d’angolo e sasso d’inciampo, pietra di scandalo. Essi vi inciampano perché non obbediscono alla Parola” (1Pt 2,7-8).

Allora l’invito per noi è di vedere come abbiamo costruito e abitato la nostra casa, il tempio che è il nostro corpo, la nostra interiorità. Quale posto ha l’insegnamento del vangelo, quale disposizione abbiamo a farci sostenere e interrogare dalla pietra che è la Parola? Essa ci sostiene oppure ci fa inciampare. Non disperiamo quando cadiamo perché l’inciampo viene per ricordarci che possiamo rialzarci e che la Parola ci è rivolta ogni giorno, e il frutto della vigna non viene chiesto una volta sola.

sorella Elisabetta