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“Il mio tempo è vicino”


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Via Crucis, Ulassai.Maria Lai, 1981, Tecnica mista: carta, inchiostro e filo, 166 x 21 x 10 cm - Courtesy©Archivio Maria Lai, Siae 2020; photo ©Giorgio Dettori. Vietata ogni riproduzione, anche parziale.
Via Crucis, Ulassai.Maria Lai, 1981, Tecnica mista: carta, inchiostro e filo, 166 x 21 x 10 cm - Courtesy©Archivio Maria Lai, Siae 2020; photo ©Giorgio Dettori. Vietata ogni riproduzione, anche parziale.

9 aprile 2020

Mt 26,17-25 (Lezionario di Bose)

17Il primo giorno degli Azzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Dove vuoi che prepariamo per te, perché tu possa mangiare la Pasqua?». 18Ed egli rispose: «Andate in città da un tale e ditegli: «Il Maestro dice: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli»». 19I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua.

20Venuta la sera, si mise a tavola con i Dodici. 21Mentre mangiavano, disse: «In verità io vi dico: uno di voi mi tradirà». 22Ed essi, profondamente rattristati, cominciarono ciascuno a domandargli: «Sono forse io, Signore?». 23Ed egli rispose: «Colui che ha messo con me la mano nel piatto, è quello che mi tradirà. 24Il Figlio dell'uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell'uomo dal quale il Figlio dell'uomo viene tradito! Meglio per quell'uomo se non fosse mai nato!». 25Giuda, il traditore, disse: «Rabbì, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l'hai detto».


“Il mio tempo è vicino”: Gesù sa che la sua ora è ormai giunta, sa che i giorni, le ore per lui si stanno compiendo, sa che lo attende una morte dolorosa, nella sofferenza, nell’insulto, nella solitudine.

Sa tutto questo perché ha visto crescere attorno a sé l’inimicizia e l’incomprensione; sa tutto questo perché le Scritture glielo hanno preannunciato; sa tutto questo… eppure non si tira indietro, non rinuncia ad amarci “fino alla fine”, come ci ricorda Giovanni (cf. Gv 13,1).

Egli, che ha sempre amato, continua ancora ad amare, a cercare la comunione e a donare la vita.

Ecco allora che vuole ancora una volta celebrare la Pasqua con i suoi discepoli, vuole radunarsi con loro attorno alla tavola per celebrare la memoria dell’alleanza e della liberazione dalla terra di schiavitù.

Eppure Gesù sa che attorno a quella tavola, che dovrebbe esprimere la comunione, s’insinua il divisore, si stende una terribile lontananza: “Uno di voi mi tradirà”. C’è una prossimità dei corpi che può non essere prossimità di cuori e d’intenti. Gesù sapeva che uno dei discepoli lo avrebbe tradito, un altro l’avrebbe rinnegato: “Questa notte tu mi tradirai” (Mt 26,34) e tutti gli altri sarebbero fuggiti lasciandolo solo: “Questa notte sarò per voi motivo di scandalo. Sta scritto infatti: Percuoterò il pastore e saranno disperse le pecore del gregge” (Mt 26,31).

Gesù sa ma sceglie sempre l’amore, sceglie sempre di aprire la porta della comunione perché solo l’amore, solo la comunione, pagate da lui a carissimo prezzo, saranno vittoria sull’odio, sull’inimicizia, sulla sofferenza: Gesù sa che solo passando attraverso la morte la vita potrà rifiorire in pienezza: “La morte è stata inghiottita nella vittoria. Dov’è, o morte, la tua vittoria? Dov’è, o morte, il tuo pungiglione?” (1Cor 15,55).

Gesù conosce la lontananza che abita il cuore dei suoi discepoli ma non rinuncia a mettersi a tavola con loro, come nella solitudine della croce sarà capace di creare una nuova comunione affidando la propria madre al discepolo amato (cf. Gv 19,26-27).

Gesù conosce le parole che abitano i suoi discepoli e che sono emerse, o emergeranno, come manifestazione della distanza tra i suoi pensieri e i loro (“Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?” ha detto Guida; “Non conosco quell’uomo” dirà Pietro) ma egli non rinuncia a parlare loro, svelando dov’è il male e l’effetto mortifero che produce in chi lo compie (“Guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito”). Gesù parla con una chiarezza che svela le ombre ma apre anche vie di perdono e nuovi ricominciamenti (“Dopo che sarò risorto vi precederò in Galilea”: Mt 26,32).

Anche noi, prima o poi, viviamo la dolorosa esperienza di essere coloro che tradiscono, rinnegano o fuggono lontano dal Signore e Salvatore delle nostre vite, ma ci sia di consolazione sapere che egli in quelle ore non smette di amarci, di donare la sua vita per noi, di spezzare il pane e versare il vino, di piegarsi per lavarci i piedi.

Anche noi, oggi, viviamo l’esperienza dell’isolamento, della solitudine, dell’impossibilità di radunarci insieme per celebrare e cantare la vittoria di Cristo sulla morte e sul peccato, ma ci sia di consolazione il sapere che anche Gesù ha vissuto, per noi, tutto questo sulla croce.

Anche noi, oggi, siamo nel dolore per il dilagare dell’epidemia, ma ci sia di consolazione il sapere che in questa ora di terribile prova l’amore di molti si è infiammato, generando reti di solidarietà, di prossimità, di dedizione verso coloro che sono più direttamente colpiti dal male, ad autentica testimonianza di un desiderio di vita per tutti e di concreta messa in pratica del comandamento nuovo lasciatoci dal Signore nostro Gesù Cristo: “Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri” (Gv 14,34).

Solo dall’amore può rifiorire il deserto delle nostre solitudini e risplendere di nuovo la luce di una più grande comunione, che abbraccia i vivi e i morti, che unisce noi che siamo ancora pellegrini sulla terra con tutti coloro che siedono già al banchetto eterno del Regno dove Cristo li ha preceduti come primizia di una moltitudine di fratelli. 

sorella Ilaria


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La domanda su ciò che è Dio
si interroga sul mistero,
mistero che si interroga sull'uomo
l'uomo che si interroga sulla morte
La morte che si interroga nell'arte.

Maria Lai

La via crucis di Ulassai