Io sono con voi tutti i giorni


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14 aprile 2020

Mt 28,16-20 (Lezionario di Bose)

In quel tempo,16gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. 17Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. 18Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. 19Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, 20insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».


In questa ottava di Pasquaascoltiamo gli annunci della resurrezione e ciò che ne consegue per noi discepoli e discepole di Gesù. Leggiamo la conclusione di ciascuno dei racconti evangelici, dunque la sintesi dell’essenziale.

Oggi tocca a Matteo racchiudere in pochi versetti il contenuto profondo di tutto il suo vangelo. Gesù risorto ha dato appuntamento alla sua comunità – ridotta a undici discepoli, perché Giuda non c’è più – in Galilea (cf. Mt 28,10). Solo ora sappiamo che l’incontro avviene su un monte, luogo delle grandi rivelazioni del Signore in tutte le Scritture, luogo del “discorso della montagna” (cf. Mt 5,1-7,27), magna charta della vita cristiana.

I discepoli però sono ancora dubbiosi; per usare un aggettivo caro a Matteo, sono uomini “di poca fede”. Tocca allora nuovamente a Gesù prendere in mano la situazione, vivendo e annunciando la sua singolarità, cioè la sua autorevolezza: egli è autorevole – al contrario dei professionisti della religione (cf. Mt 7,29) – perché dice ciò che pensa e fa ciò che dice. Ora addirittura, quale Risorto, ha “ogni autorevolezza in cielo e sulla terra”. Ma come vive questo enorme potere? Nel gesto più quotidiano (del quale in questo tempo di coronavirus siamo privati, dunque ne comprendiamo l’umanissima essenzialità!): si fa vicino, sta-con. Il Signore risorto non è partito, ma continua a venire a noi…

Solo da questa sua prossimità nasce il comando a partire per annunciare a tutti e a ciascuno la buona notizia della salvezza. E proprio perché sia chiaro che il nostro andare è radicato nell’azione del Signore Gesù, nella sua presenza fedele accanto a noi, ecco le sue ultime parole: “Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”. Ai diversi verbi di movimento di questa pagina si contrappone il verbo di “immobilità” per eccellenza: essere. Il nostro partire è fondato sull’essere-con-noi, per sempre, di Gesù. Senza di lui è un andare a vuoto, una pretesa…

Di più, il detto conclusivo di Gesù traccia un arco ideale con l’inizio del vangelo, quando il suo nome, annunciato a Giuseppe, è “Emmanuele, Dio-con-noi” (Mt 1,23; cf. Is 7,14). La promessa è mantenuta, l’alleanza stretta con noi da Dio in Gesù è eterna. L’uomo Gesù è l’“Io sono” (Es 3,14), il volto del Signore Dio, la sua Presenza sempre con noi.

Con noi, appunto. Certo, dimora in ciascuno di noi, è dunque con me. Ma la sua dimora per eccellenza, stando alle sue ultime parole, è “con noi”. A partire da un numero minimo, come altrove ci dice: “Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì io sono in mezzo a loro” (Mt 18,20). Che alla luce di quanto precede (cf. Mt 18,19) significa anche: “Dove non ci sono due o tre in accordo, in sinfonia tra loro, io non ci sono”. Ovvero: “ci sarei, ci sono sempre, ma se non siete in comunione tra voi, non potete sperimentare la mia presenza”. 

L’essere “chiesa in uscita”, come ama dire papa Francesco, nasce dall’accogliere l’“essere” di Gesù con noi; e solo l’essere-con tra di noi, l’essere e il camminare insieme, ci rende chiesa del Signore. Evangelizzante perché evangelizzata. Questo è vivere insieme da donne e uomini vivi perché “con-risorti con Cristo” (cf. Col 2,12; 3,1).

fratel Ludwig