Un incontro conviviale


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15 aprile 2020

Lc 24,36-49 (Lezionario di Bose)

36In quel tempo, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». 37Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. 38Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? 39Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». 40Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. 41Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». 42Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; 43egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.
44Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». 45Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture 46e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, 47e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. 48Di questo voi siete testimoni. 49Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall'alto».


Quella che abbiamo di fronte è l’articolata narrazione che Luca offre dell’apparizione o, meglio, manifestazione del Risorto al gruppo degli apostoli. Questo racconto si pone a chiusura del capitolo 24 del Vangelo di Luca, in cui è condensata l’esperienza della chiesa nascente immediatamente dopo la resurrezione del Signore. Esperienza che presenta molti di quegli elementi che i primi cristiani hanno ritenuto fondanti la fede nella resurrezione: apparizione a Maria di Magdala e ad alcune altre donne (vv. 1-7.10); annuncio della resurrezione da parte delle donne ai discepoli sconvolti (vv. 8-9); incredulità dei discepoli (v. 11); apparizione “privata” prima a Pietro (v. 12) e poi a due discepoli per via (vv. 13-35); apparizione “pubblica” agli undici e pasto con loro (vv. 36-43); invio degli apostoli come testimoni delle Scritture compiute in Gesù (vv. 44-48); presenza del Signore accanto agli apostoli, attraverso lo Spirito promesso (v. 49).

Molto più che negli altri vangeli il testo di Luca, con forza quasi ossessiva, calca il carattere oggettivo, anzi fisico, dell’apparizione. Qui sono trasmesse alcune parole di Gesù che paiono contrapporsi a quelle da lui stesso dette a Maria di Magdala, “Non mi trattenere/toccare (noli me tangere, traduce la Vulg.)” (Gv 20,17); dice, infatti: “Guardate le mie mani e i miei piedi … Toccatemi (palpate) e guardate; un fantasma/spirito non ha carne e ossa, come vedete che io ho!” (v. 39). Di più, il Risorto chiede del cibo da mangiare e, precisa l’evangelista Luca, “egli lo prese e lo mangiò davanti a loro” (v. 42), davanti ai loro occhi increduli. Dietro a questi dettagli si cela una preoccupazione teologica di Luca: evitare che il Risorto sia scambiato per un puro spirito, un fantasma, un’evanescenza, all’interno di una mentalità, quella greca (e ricordiamo che Luca era di cultura greca e scriveva per lettori di quell’ambiente culturale), che avrebbe potuto accettare anche l’idea della resurrezione, ma soltanto a condizione che fosse un’essenza soprannaturale a risorgere, e non un corpo. È per questo, dunque, che Luca compone un racconto in cui Gesù chiede con insistenza che lo si guardi e lo si tocchi per verificarne la corporeità, e in cui Gesù mangia per dimostrare, di quel corpo, la concretezza. Facendo così, Gesù vuole dissimulare la loro paura, il loro turbamento, il loro dubbio, che poggiavano sulla percezione di “vedere un fantasma” (v. 37).

Ma vi è anche un secondo elemento di “originalità” che contraddistingue il racconto di Luca, riconoscibile da un’altra insistenza di accento nella narrazione lucana. Questa “originalità” sta nell’insegnamento che il Risorto trasmette agli undici subito dopo aver mangiato (vv. 44-49). Un insegnamento fondato su una rivelazione personale a loro, fondato sul dono di una intelligenza nuova delle Scritture: chi è apparso loro è il vero esegeta delle Scritture, ne è il compimento, e la loro missione sarà quella di essere testimoni, con le loro vite, di questo compimento. L’insistenza su questo non avrebbe ragione di essere se tale intelligenza non fosse, per l’evangelista Luca, il dono più grande del Risorto.

fratel Matteo