Colui che parla con noi


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23 aprile 2020

Gv 4,16-30 (Lezionario di Bose)

In quel tempo, Gesù 16dice alla donna samaritana: «Va' a chiamare tuo marito e ritorna qui». 17Gli risponde la donna: «Io non ho marito». Le dice Gesù: «Hai detto bene: «Io non ho marito». 18Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero». 19Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta! 20I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». 21Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l'ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. 22Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. 23Ma viene l'ora - ed è questa - in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. 24Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». 25Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». 26Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te».
27In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: «Che cosa cerchi?», o: «Di che cosa parli con lei?». 28La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: 29«Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?». 30Uscirono dalla città e andavano da lui.


Proseguiamo la lettura dell’incontro tra Gesù e la donna di Samaria. Gesù è solo, affaticato per il viaggio. Eppure accoglie la possibilità di incontrare la donna che arriva in quell’ora calda.

Siamo nel bel mezzo del dialogo. Come nella nostra vita, ci ritroviamo nello scorrere degli eventi. Ma occorre a volte fermarsi e lasciarsi interrogare. Lasciarsi avvicinare. Lasciarci incontrare. 

Gesù rivolge la parola alla donna e le parla: questo desterà meraviglia nei discepoli. Era sconsigliato a un uomo e un rabbi in particolare intrattenersi con una donna. Tanto più al pozzo, luogo di appuntamenti.

Ma Gesù va oltre e incontra la donna. Proprio lei, non uno stereotipo (di donna, di straniera, perfino di nemica). Lei, con la sua anfora vuota, assetata d’acqua e di senso. Assetata di vita. 

Dopo aver parlato dell’acqua, si soffermano ora sulla storia di lei, sulla sua identità. Perché anche la sua storia fatta di molti mariti, di ripetuti tentativi di amare e di lasciarsi amare, può essere ascoltata e accolta. Da Gesù, e da lei stessa.

Gesù la rimanda alla sua verità. “In questo hai detto il vero”. Lei può essere in verità, nella sua verità. Può vivere senza mentire, agli altri e a se stessa. Può non avere paura di essere quel che è, con la sua storia, con la libertà che ha avuto o non ha avuto. Tutto può essere accolto. Lei stessa si può accogliere. Può essere dono a se stessa.

La donna si sente riconosciuta. E ritiene Gesù un profeta. Perciò l’attenzione si concentra sul “luogo in cui bisogna adorare”. Ancora una volta Gesù sposta lo sguardo: non è questione di luoghi, perché Dio zampilla in noi come acqua di sorgente, come soffio vitale. “Dio è spirito”, dice Gesù. E per adorarlo, per mettersi in comunicazione con lui, per farsi raggiungere, occorre farlo “in spirito e verità”.

In spirito e verità. Nel soffio del respiro. Nella verità del nostro respiro, affannoso, disteso, ilare o incostante. Comunque anelito di vita.

E Gesù affermerà nel Quarto Vangelo: “Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me” (Gv 14,6). Gesù è la via della verità, nell’incontro con lui si trova la vita. E la vita in pienezza perché si giunge al Padre.

Alla donna che cercava di capire se fosse lui il Messia atteso da Israele, il Popolo della Promessa, Gesù risponde con una parola che risuona forte nella tradizione biblica: “Io sono”. Così si era presentato Dio a Mosè, nel deserto, luogo dell’incontro con Dio. 

Dio ci viene incontro anche nei nostri deserti, nella nostra sete di senso, nelle nostre gole riarse. Ci viene incontro soprattutto nei nostri deserti, con un pozzo che dispiega la possibilità di incontrare. Incontrare l’Altro e gli altri. E se stessi.

La donna qui si è lasciata incontrare. E la sua vita ha conosciuto una libertà inedita. Lascia la sua brocca e va. Va verso la vita.

E annuncia: “Venite e vedete”, come aveva detto Gesù stesso ai primi discepoli (cf. Gv 1,39). La sua parola è credibile, tanto che “uscirono dalla città e andarono da lui”. La parola di lei diventa affidabile non trattenendo a sé, ma rimandando a lui. A colui che ha parlato con lei. Che parla con noi.

sorella Silvia