"...e camminava"


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27 aprile 2020

Dal Vangelo secondo Giovanni Gv 5,1-18 (Lezionario di Bose)

1 In qual tempo, ricorreva una festa dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. 2A Gerusalemme, presso la porta delle Pecore, vi è una piscina, chiamata in ebraico Betzatà, con cinque portici, 3sotto i quali giaceva un grande numero di infermi, ciechi, zoppi e paralitici. [ 4] 5Si trovava lì un uomo che da trentotto anni era malato. 6Gesù, vedendolo giacere e sapendo che da molto tempo era così, gli disse: «Vuoi guarire?». 7Gli rispose il malato: «Signore, non ho nessuno che mi immerga nella piscina quando l'acqua si agita. Mentre infatti sto per andarvi, un altro scende prima di me». 8Gesù gli disse: «Àlzati, prendi la tua barella e cammina». 9aE all'istante quell'uomo guarì: prese la sua barella e cominciò a camminare. 9bQuel giorno però era un sabato. 10Dissero dunque i Giudei all'uomo che era stato guarito: «È sabato e non ti è lecito portare la tua barella». 11Ma egli rispose loro: «Colui che mi ha guarito mi ha detto: «Prendi la tua barella e cammina»». 12Gli domandarono allora: «Chi è l'uomo che ti ha detto: «Prendi e cammina»?». 13Ma colui che era stato guarito non sapeva chi fosse; Gesù infatti si era allontanato perché vi era folla in quel luogo. 14Poco dopo Gesù lo trovò nel tempio e gli disse: «Ecco: sei guarito! Non peccare più, perché non ti accada qualcosa di peggio». 15Quell'uomo se ne andò e riferì ai Giudei che era stato Gesù a guarirlo. 16Per questo i Giudei perseguitavano Gesù, perché faceva tali cose di sabato.17Ma Gesù disse loro: «Il Padre mio agisce anche ora e anch'io agisco». 18Per questo i Giudei cercavano ancor più di ucciderlo, perché non soltanto violava il sabato, ma chiamava Dio suo Padre, facendosi uguale a Dio.


Come solitamente avviene nel vangelo secondo Giovanni, anche questo racconto di guarigione ha una portata simbolica, è cioè un segno (semeîon), come si espliciterà in Gv 6,2. Dunque, al di là del senso immediato, esso rinvia a un “oltre”, a un senso ulteriore; in questo caso, rinvia all’autorità di Gesù, il Figlio, che in comunione con il Padre agisce sempre (v. 17) e dà la vita in pienezza. 

La scena si svolge a Gerusalemme, presso la piscina di Betzatà, alle cui acque si attribuiva un effetto terapeutico e dove sostavano persone affette da malattie, nella speranza di una guarigione. C’è un gran numero di infermi, e sono coloro a cui è vietato l’accesso al tempio. Ma l’attenzione del racconto si concentra sui due protagonisti: Gesù e un “uomo” di cui non è precisata la malattia (dal contesto capiamo che si tratta di un paralitico). 

Gesù si mostra qui in tutta la sua sovrana autorità, come colui che prende l’iniziativa e ha il potere di dare vita. Non è l’acqua “miracolosa” della piscina a portare guarigione, è lui! E lo fa con la sua parola potente che si condensa in tre imperativi: “Alzati, prendi la tua barella e cammina”. Ma anzitutto egli è colui che “vede” e “sa” (v. 6) la situazione dell’infermo, anzi dell’“uomo” (ánthropos), senza che questi parli e chieda aiuto. È lui l’acqua viva che può ridare salute, pienezza di vita.

 L’uomo, per contrasto, è totalmente passivo: afflitto da “astenia” (v. 5) da 38 anni, vive una sorta di rassegnazione, di dimissione, che gli chiude ogni orizzonte di speranza. Egli appare come un escluso dalla vita: disteso sul suo giaciglio, dà un’immagine di morte. È questo l’aspetto più grave della sua “astenia”: non sperare più, non credere nella possibilità di un novum. Si spiega così l’insolita domanda di Gesù: “Vuoi diventare sano?” (così alla lettera). Non è una domanda retorica. Sì, il desiderio di guarire c’è. Ma c’è una reale volontà? L’esperienza dell’impossibile (tanti anni di inutili tentativi) l’ha reso incapace di credere al possibile. Va notato che Gesù non gli chiede la fede in Dio e neppure la fede in lui: gli chiede la fede nella vita. La potenza della parola di Gesù non può dispiegarsi senza quel “vuoi?” che ha il valore di un “credi?”. Ed ecco che egli fa fiducia a Gesù e gli obbedisce, pur non conoscendone l’identità. 

Tre imperativi cambiano radicalmente la situazione:

- alzati (égheire): è il verbo della resurrezione! Nella Bibbia, infatti, la malattia è già un segno di morte che ha presa sull’uomo; 

- prendi la tua barella: perché portare quel lettuccio anziché sbarazzarsene? Perché sia manifesto il compiersi della salvezza di Dio, di cui la guarigione è segno;

- cammina: l’uomo risanato (“risuscitato”) può entrare in un nuovo ordine di esistenza, di cui ora diventa soggetto attivo. Certo, viene ammonito a non peccare più, ossia a non ricadere nella rassegnazione e nell’incredulità (“non ho nessuno…”), perché c’è il rischio di un “peggio”, che sarebbe la morte definitiva, qualora egli non cogliesse il senso della sua nuova condizione. Il dono di una vita sana (“ecco, sei diventato sano!”: v. 14) richiede la volontà di “camminare” in novità di vita. 

“… e camminava” (v. 9): significativo questo verbo all’imperfetto, che dice un’azione continuativa. Gesù lo ha rialzato. Ora egli è chiamato a “camminare”, cioè a permettere che si sviluppi pienamente la vita comunicatagli dal Figlio.

Ma dare la vita ad altri è accettare di perdere la propria. Donando la vita al paralitico “morto”, Gesù imbocca la strada che lo porterà alla propria morte: “cercavano … di ucciderlo” (v. 18).

fratel Valerio