Il segno dei pani


Warning: Invalid argument supplied for foreach() in /home/monast59/public_html/templates/yoo_moustache/styles/bose-home/layouts/article.php on line 44

22c174de9cc28e818434a0ad4d704acb.jpg

30 aprile 2020

Dal Vangelo secondo Giovanni Gv 6,1-15 (Lezionario di Bose)

In quel tempo, 1 Gesù passò all'altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, 2e lo seguiva una grande folla, perché vedeva i segni che compiva sugli infermi. 3Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli. 4Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei.
5Allora Gesù, alzàti gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». 6Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva quello che stava per compiere. 7Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo». 8Gli disse allora uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: 9«C'è qui un ragazzo che ha cinque pani d'orzo e due pesci; ma che cos'è questo per tanta gente?». 10Rispose Gesù: «Fateli sedere». C'era molta erba in quel luogo. Si misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini. 11Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano. 12E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto». 13Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d'orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato.
14Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: «Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!». 15Ma Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo.


“Io sono il pane della vita”: questo versetto, sempre nel capitolo 6 di Giovanni (v. 48), possiamo considerarlo la chiave di lettura del vangelo propostoci oggi. Ma è anche parola di Gesù che susciterà grande incomprensione: “molti dei suoi discepoli, uditala, tornarono indietro” (v. 66)…

A ben vedere però anche il segno dei pani narratoci oggi ha suscitato grande incomprensione: dopo questo segno infatti la gente voleva andare a prendere Gesù per farlo re (v. 15). 

Insomma, il capitolo 6 è attraversato, dall’inizio alla fine, da due temi strettamente interconnessi. Il primo è quello del “pane”, nelle sue diverse valenze: cosa ci nutre? Che esperienza ha fatto Israele, nella storia, del nutrimento dato dal Signore? Che pane è venuto a donarci Gesù? Ma anche: che fame ci abita? Dove cerchiamo per saziarla? 

Il secondo è quello della comprensione (o, molto più spesso, incomprensione) di chi sia Gesù, che riflette l’aspettativa che abbiamo su di lui: saprà davvero saziare la nostra fame? Ci darà ciò che noi vogliamo come cibo?

Ma veniamo al racconto di oggi, uno dei pochi narratoci da tutti e quattro i vangeli: Gesù nei suoi spostamenti è seguito da molta gente, affascinata dai segni che vedeva compiere da lui. Ora, vedendo le folle, Gesù intende offrire loro pane, cibo, nutrimento che sazi e sostenga.

Come fare? Ai discepoli è subito chiaro che è impossibile sfamare tutti: mancano i soldi e quel poco che c’è (almeno Andrea si accorge che qualcosa lo hanno!) è largamente insufficiente. 

Eppure Gesù non esita: davanti alla situazione limite (qui costituita dalla fame, in Gv 11,41 di fronte alla morte) per prima cosa rende grazie, e poi distribuisce quel “niente” fornitogli dai discepoli, i cinque pani e i due pesci, e sazia largamente tutti.

Le folle sono incantate da questo “profeta” (v. 14). Esse sembrano dirsi l’un l’altra: “Non potrebbe essere lui il nostro re? La sua presenza in mezzo a noi non ci solleverebbe forse da ogni patimento e fatica umana quotidiana?”. Perché è questa fatica che, sommamente, essi vogliono risparmiarsi. Come per la samaritana del capitolo 4 che chiede: “Dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua” (4,15). Se non ho più sete posso evitare la fatica quotidiana di andare al pozzo…

Nessuno di loro sembra capace di gettare lo sguardo oltre: la fame profonda che li abita, la sete, è quella che si esaurisce in un pezzo di pane, in un sorso d’acqua, o non è forse il desiderio di una vita piena, senza fine, senza limite, “eterna”? 

Sì, le folle sono incantate, ma non convertite: il pane che Gesù intende offrire va oltre il pane che le folle cercano: esse infatti cercano il pane di Gesù (e in fondo, così facendo, cercano se stesse, il proprio soddisfacimento), non il pane che è Gesù! Ed è questo pane che Gesù vuole sommamente offrire, senza negare l’altro: “Io sono il pane vivo disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno” (6,51).

Il segno dei pani, come ogni segno di Gesù, è anzitutto invito a interrogarsi: “Chi sei tu, Gesù?”. Per aderire poi a lui, entrare in relazione con lui ed entrare in quella qualità di vita che è “eterna”.

sorella Anna Chiara