“Chi avrà perseverato”


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2 maggio 2020

Dal Vangelo secondo Matteo - 10,16-25 (Lezionario di Bose)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «16Ecco: io vi mando come pecore in mezzo a lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe. 17Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; 18e sarete condotti davanti a governatori e re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani. 19Ma, quando vi consegneranno, non preoccupatevi di come o di che cosa direte, perché vi sarà dato in quell'ora ciò che dovrete dire: 20infatti non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi.
21Il fratello farà morire il fratello e il padre il figlio, e i figli si alzeranno ad accusare i genitori e li uccideranno. 22Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato. 23Quando sarete perseguitati in una città, fuggite in un'altra; in verità io vi dico: non avrete finito di percorrere le città d'Israele, prima che venga il Figlio dell'uomo. 24Un discepolo non è più grande del maestro, né un servo è più grande del suo signore; 25è sufficiente per il discepolo diventare come il suo maestro e per il servo come il suo signore. Se hanno chiamato Beelzebùl il padrone di casa, quanto più quelli della sua famiglia!»


Il brano del vangelo di oggi è inserito nel discorso di Gesù ai discepoli sul loro invio in missione. Il quadro che Gesù descrive loro non è per niente rassicurante: andranno incontro ad ostacoli, a processi, al rifiuto del loro messaggio, saranno testimoni di azioni disumane quali l’omicidio tra fratelli e tra padre e figlio. Quello che emerge da queste righe è l’atteggiamento che i suoi inviati devono assumere rispetto a questi fatti. Atteggiamenti che non sono dettati da una risposta morale verso il peccato altrui, ma da un modo di essere altro che non risponde al male con il male, ma tramite un agire e un rispondere che si è formato nella sequela del Signore.

Gesù suggerisce loro di essere prudenti, semplici (v. 16), di non preoccuparsi (v. 19) e di avere perseveranza (v. 22).

La prudenza non è indecisione e non è neanche un atteggiamento difensivo, è la capacità di saper discernere per servire con saggezza e senza lasciarsi trascinare da reazioni del momento. È apertura alla novità dello Spirito. Gesù si riferisce in questo brano ad una prudenza audace. Capace di stare nelle situazioni più difficili facendo fiducia ad un proprio discernimento che non ha solo origine in noi, ma che viene dallo Spirito, dunque un’apertura a quella Parola ascoltata nel corso della vita di sequela.

La semplicità è un altro modo di agire di cui Gesù stesso è stato maestro. La sua parola, i suoi gesti sono sempre stati gesti semplici e con tale semplicità è riuscito a rispondere anche alle domande volutamente complicate dei suoi avversari. Tale semplicità è strettamente legata alla franchezza: la complicazione dei pensieri e delle parole non raggiunge la gente, anzi la confonde e per lo più la inganna. Dunque Gesù richiede ai suoi discepoli la semplicità per avvicinare la gente e soprattutto per incontrarla in verità. La semplicità è anche un modo di pensare che aiuta ad affrontare le situazioni più complicate e violente perché non si perde dentro ai labirinti del potere, ma punta all'obiettivo del bene comune.

Chi persegue la semplicità è anche chi non è paralizzato dalle preoccupazioni. Ha una capacità di affidamento a quello Spirito che ha visto agire nei gesti e nelle parole di Gesù e che ci viene donato per superare le prove più difficili se non lo si soffoca con le preoccupazioni.

Infine Gesù richiede la perseveranza. L’annuncio della Parola non può essere condotto se non si mantiene una continuità e se si abbandona l’impresa davanti alle difficoltà. Tale perseveranza è alimentata dal ricordo di quella del Signore stesso e dalla speranza che Gesù infonde nei suoi con la promessa che, mentre vivranno la prova, saranno accompagnati dalla presenza del Figlio dell’uomo.

In questa memoria di Atanasio, patriarca di Alessandria, possiamo scorgere la testimonianza di un pastore della chiesa che ha perseverato nelle prove dell’annuncio del vangelo, pagando il caro prezzo dell’esilio pur di rimanere fedele alla fede ereditata dagli apostoli. 

sorella Beatrice