Possiamo rialzarci


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11 maggio 2020

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 8,1-11 (Lezionario di Bose)

In quel tempo1 Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. 2Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro. 3Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e 4gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. 5Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». 6Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo. Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. 7Tuttavia, poiché insistevano nell'interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». 8E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. 9Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani. Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. 10Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». 11Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch'io ti condanno; va' e d'ora in poi non peccare più».


Gesù va nel tempio e il popolo accorre per ascoltare il suo insegnamento.

Ed ecco che scribi e farisei colgono l’occasione per tendere un tranello a Gesù: gli presentano una donna colta in flagrante adulterio. Se Gesù la assolvesse si porrebbe contro la legge e quindi si condannerebbe da solo; se si mostrasse giudice severo, si screditerebbe davanti al popolo, rinnegando tutta la sua dottrina su un Dio clemente e misericordioso.

Viene provocato, ma la sorte della donna non è importante, è solo il pretesto. La donna non ha un nome, è definita dal suo essere adultera. Non c’è un prima nella sua vicenda, e non c’è un uomo che pure doveva ben essere stato colto anche lui in flagrante adulterio… Lei è la colpa, l’errore da cancellare per ristabilire l’ordine.

Gesù allora si china e scrive sulla terra con un dito forse evocando Geremia 17,13:

O speranza d'Israele, Signore,
quanti ti abbandonano resteranno confusi;
quanti si allontanano da te saranno scritti nella polvere,
perché hanno abbandonato
il Signore, fonte di acqua viva.

Immaginiamo il sorriso sornione di chi pensa di averlo incastrato, ma, come sempre, Gesù coglie l’occasione per dare un insegnamento: “Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei”. E di nuovo si china a scrivere per terra. Gesù non guarda, non provoca la risposta. Attende. Attende che la Parola interroghi ciascuno personalmente.

I più anziani cominciano ad andarsene, per Deuteronomio 13,10 dovevano essere i testimoni oculari a dare inizio alla condanna, ma uno dopo l’altro tutti, nessuno escluso, se ne vanno. Forse i più anziani hanno anche avuto più tempo nella vita per essere consapevoli dei propri peccati, o forse qui si sottolinea che proprio le persone che hanno più esperienza e quindi più autorevolezza, sono le prime a cogliere il significato dell’intervento di Gesù.

L’ipocrisia di ritenersi giusti e superiori viene smascherata. Nessuno è definito dai suoi errori, ma è sempre più semplice scandalizzarci degli errori altrui che riconoscere i propri. E spesso lo scandalo che qualcosa ci provoca è proporzionale alla misura in cui esso abita dentro di noi: ciò che non vogliamo accettare abiti in noi ci urta con violenza quando lo vediamo negli altri. Forse i più anziani sono i primo a coglierlo.

Neanche Gesù, che a rigor di logica avrebbe potuto farlo, condanna la donna, ma la invia: “Va’ e d’ora in poi non peccare più”. Ora che ha conosciuto e riconosciuto la misericordia di Dio su di lei questa donna perde la sua definizione di adultera per entrare in una dimensione nuova, non sarà più il suo peccato a definirla, a imprigionarla in una condizione di morte, ma accolta la misericordia di Dio potrà nuovamente camminare.

“Va’” , le viene detto e questa parola significa: Rimettiti in cammino, ciò che è successo non è l’ultimo capitolo da scrivere della tua vita. Va’ e impara da quanto hai vissuto.

Solo così potrà avere un futuro non determinato dal suo passato “e non peccare più”. Perché quando assumiamo i nostri errori alla luce della misericordia possiamo imparare qualcosa di fondamentale: che quando cadiamo non siamo paralizzati, ma possiamo rialzarci, che nulla può succedere di tanto grave da impedirci di cercare la vita.

sorella Elisabetta