Un cammino di libertà


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29 maggio 2020

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 17,1-11a (Lezionario di Bose)

Venuta l’ora di passare da questo mondo al Padre, 1 alzàti gli occhi al cielo, gesù disse: «Padre, è venuta l'ora: glorifica il Figlio tuo perché il Figlio glorifichi te. 2Tu gli hai dato potere su ogni essere umano, perché egli dia la vita eterna a tutti coloro che gli hai dato. 3Questa è la vita eterna: che conoscano te, l'unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo. 4Io ti ho glorificato sulla terra, compiendo l'opera che mi hai dato da fare. 5E ora, Padre, glorificami davanti a te con quella gloria che io avevo presso di te prima che il mondo fosse.
6Ho manifestato il tuo nome agli uomini che mi hai dato dal mondo. Erano tuoi e li hai dati a me, ed essi hanno osservato la tua parola. 7Ora essi sanno che tutte le cose che mi hai dato vengono da te, 8perché le parole che hai dato a me io le ho date a loro. Essi le hanno accolte e sanno veramente che sono uscito da te e hanno creduto che tu mi hai mandato.
9Io prego per loro; non prego per il mondo, ma per coloro che tu mi hai dato, perché sono tuoi. 10Tutte le cose mie sono tue, e le tue sono mie, e io sono glorificato in loro.
11Io non sono più nel mondo; essi invece sono nel mondo, e io vengo a te. Padre santo, custodiscili nel tuo nome, quello che mi hai dato, perché siano una sola cosa, come noi.


Ancora una volta poniamoci in ascolto della parola del Signore che ha il potere di generarci alla vita, che è buona notizia, parola di bene accanto a tante parole vuote di violenza e di morte che oggi sembrano sovrastarci.

Ascoltiamo con cuore docile e buono questa promessa di futuro, speranza al di là di ogni speranza perché non fondata sulle nostre forze, ma sulla fedeltà di Dio che nel figlio Gesù Cristo ci ha amati fino alla fine.

“Egli, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo li amò fino alla fine” (Gv 13,1). Così si apre questa sezione del quarto vangelo che precede il racconto della passione. Sono i discorsi di addio introdotti da un gesto, che è testamento spirituale e comandamento concreto che Gesù lascia ai suoi come mandato attuativo dell’amore reciproco, e seguiti da questa grande preghiera al Padre di cui oggi meditiamo l’inizio.

È un testo che ci può apparire oscuro, dove si parla della gloria che il Figlio aveva prima che il mondo fosse e della relazione profonda e continua tra il Padre e il Figlio. 

Gesù va incontro con consapevolezza e decisione alla sua ora deponendo la propria vita (Gv 12,27). Per ciascuno di noi viene un’ora nella vita in cui siamo posti di fronte alla verità, in cui ci viene data l’occasione di dare pienezza e compimento alla nostra esistenza di uomini e donne.

Gesù sapeva che Giuda l’avrebbe consegnato, sapeva tutto ciò che sarebbe accaduto e non si difende, non prepara un esercito che combatta per lui, ma prega il Padre, non lo fa per se stesso, ma per quelli che gli sono stati affidati, prega per ciascuno di noi. 

Alla luce di questa preghiera possiamo leggere la passione e la croce di Gesù come manifestazione della gloria del Figlio: “Ecco L’uomo”, “Ecco il vostro re” (Gv 19,5.14), la sua gloria è la nostra umanità assunta fino all’estremo.

Gesù è glorificato, e in lui il Padre è glorificato, nel momento in cui depone la vita per amore, svuotando se stesso della forma di Dio, per assumere la condizione di servo facendosi obbediente fino alla morte di croce (Fil 2,7-8).

In questo compimento della sua vicenda terrena, per il potere che ha ricevuto dal Padre egli effonde su ogni carne lo Spirito (Gv 19,30), Spirito che è Signore e dà la vita, Spirito di misericordia e di perdono, Spirito effuso nel nostro cuore, sulla Chiesa, sulle nostre comunità.

Mossi da questo Spirito possiamo invocare il Padre e possiamo conoscere il Figlio, ma conoscere il Figlio significa amare Dio e il prossimo, essere discepoli che lo seguono (Gv 12,26) fino a deporre la vita per amore (Gv 15,13).

Nella sua ora, consapevole del tradimento di Giuda, del complotto per farlo morire, Gesù ci affida al Padre, così come sulla croce affiderà la madre al discepolo amato. Sia dato anche a noi, nella nostra ora, di poter vivere l’amore fino alla fine, custodendo quelli che amiamo e affidandoli al Padre.

Gesù ci mostra un cammino di libertà: egli non trattiene nulla per sé, ma quello che ha ricevuto dal Padre, al Padre lo rende, dopo averci narrato il suo volto misericordioso.

Nell’ora della prova, l’ora più buia, egli ci sta mostrando l’amore come unica via d’uscita, amore del Padre per mezzo dello Spirito che ci rende liberi perché, smettendo di conoscere noi stessi, possiamo seguire il Signore Gesù e, mossi dallo Spirito, percorrere cammini di libertà e di unificazione dei nostri cuori, delle nostre comunità.

Lo Spirito Santo che è la Misericordia di Dio, nostra sola speranza, illumini i nostri passi sulla via della pace e della riconciliazione.

fratel Nimal