“Che tu li custodisca dal Maligno”


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30 maggio 2020

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 17,11b-26 (Lezionario di Bose)

Venuta l’ora di passare da questo mondo al Padre, alzàti gli occhi al cielo, gesù disse: «Padre santo, custodiscili nel tuo nome, quello che mi hai dato, perché siano una sola cosa, come noi.
12Quand'ero con loro, io li custodivo nel tuo nome, quello che mi hai dato, e li ho conservati, e nessuno di loro è andato perduto, tranne il figlio della perdizione, perché si compisse la Scrittura. 13Ma ora io vengo a te e dico questo mentre sono nel mondo, perché abbiano in se stessi la pienezza della mia gioia. 14Io ho dato loro la tua parola e il mondo li ha odiati, perché essi non sono del mondo, come io non sono del mondo.
15Non prego che tu li tolga dal mondo, ma che tu li custodisca dal Maligno. 16Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. 17Consacrali nella verità. La tua parola è verità. 18Come tu hai mandato me nel mondo, anche io ho mandato loro nel mondo; 19per loro io consacro me stesso, perché siano anch'essi consacrati nella verità.20Non prego solo per questi, ma anche per quelli che crederanno in me mediante la loro parola: 21perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato.
22E la gloria che tu hai dato a me, io l'ho data a loro, perché siano una sola cosa come noi siamo una sola cosa. 23Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell'unità e il mondo conosca che tu mi hai mandato e che li hai amati come hai amato me.
24Padre, voglio che quelli che mi hai dato siano anch'essi con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che tu mi hai dato; poiché mi hai amato prima della creazione del mondo.
25Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti ho conosciuto, e questi hanno conosciuto che tu mi hai mandato. 26E io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere, perché l'amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro»


Nel vangelo di Giovanni queste sono le ultime parole di Gesù prima della sua Passione. Sono un lascito sotto forma di preghiera. Esse ricapitolano anche tutto il significato della sua vicenda umana.

Questo testo è un intrecciarsi di ripetizioni e di concetti concatenati gli uni agli altri e per questo è complesso e mai esauribile. 

Sottolineo solo alcuni termini. L’espressione “il tuo nome” ricorre 3 volte e inquadra la pericope odierna (vv. 11.12. 26); 3 volte si trova anche il verbo “custodire” (vv. 11.12.15) affiancato da “conservare” (v. 12): alla fine del capitolo questo linguaggio della custodia viene ripreso in termini di conoscenza (6 volte - vv. 23.25.26): “io li custodivo nel tuo nome” (v. 12); io ho fatto conoscere loro il tuo nome (v.26). Tutto il capitolo 17 è percorso dal verbo “dare”; nella nostra pericope “hai dato”, “ho dato” ricorrono 7 volte (vv. 11.12. 14. 22. 24) mostrando come il dono, il ricevere e il trasmettere è alla base delle relazioni in Dio stesso. Subito prima del nostro testo Gesù aveva detto rivolto al Padre: “Tutte le cose mie sono tue, e le tue sono mie, e io sono glorificato in loro” (Gv 17,10) e ora appare chiaro che “tutte le cose tue sono mie” si basa sul fatto che sono state consegnate, accolte e custodite. Tutte le cose, in realtà, sono: tutti gli uomini, ciascun uomo illuminato dalla luce vera che viene nel mondo (Gv 1,9) e in particolare quanti hanno accolto il Verbo (Gv 1,12), e che ora restano nel mondo come testimoni del Figlio. “Io prego per coloro che tu mi hai dato, perché sono tuoi” (Gv 17,9).

Ben 13 volte ritorna la parola “mondo”: realtà che non ha conosciuto l’opera di Dio e nella quale i credenti sono chiamati a testimoniare. “Non prego che tu li tolga dal mondo, ma che tu li custodisca dal Maligno” (v. 15). Questo mi sembra il versetto centrale ed è la stessa richiesta che Gesù ha insegnato ai suoi discepoli a rivolgere al Padre (Mt 6,13).

Qui vorrei fare un parallelo con il prologo del Vangelo di Giovanni (Gv 1,1-18) in cui si dice: “A quanti lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati” (Gv 1,12-13). Il Verbo, il Figlio è venuto nel mondo perché anche noi, umani, potessimo accedere alla condizione di figli. “Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità” (Gv 1,14). Abbiamo contemplato la sua gloria perché anche noi siamo stati attirati e introdotti nella vita di Dio: “li hai amati come hai amato me”(23), “l'amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro” (26). C’è una precisazione al v. 23: “il mondo conosca”. Destinatari dell’opera della salvezza sono tutti gli umani: coloro che già sono custoditi nella conoscenza dell’amore di Dio devono rimanere nel mondo come testimoni, come presenza di santità perché tutti possano essere raggiunti dalla grazia su grazia (Gv 1,16), dalla grazia e dalla verità (Gv 1, 14.17). Tutto il Vangelo di Giovanni è fondato sulla testimonianza: testimonianza di Giovanni Battista nel prologo, testimonianza di Gesù al Padre, testimonianza del discepolo amato, testimonianza affidata ai discepoli e a coloro che crederanno per la loro parola. Questo è il mandato della Chiesa. Questo il mandato dei credenti: dire con le loro povere vite di aver conosciuto che il Padre ci ama come figli, ci attira nel faccia a faccia del mistero della sua intimità: “Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, Dio, Colui che è (o Ōn, cioè Adonai, il nome santo del Misericordioso), colui che è rivolto verso il seno del Padre, è lui che lo ha rivelato” (Gv 1,18). Come parole che costituiscono il suo testamento finale Gesù ha pregato il Padre: “che tu li custodisca dal Maligno” e anche noi le ripetiamo ogni giorno, sapendo che questa è la sua volontà.

sorella Raffaela