Rimanere con Gesù


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30 novembre 2020

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 1,35-42a (Lezionario di Bose)

 In quel tempo 5Giovanni stava ancora là con due dei suoi discepoli 36e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l'agnello di Dio!». 37E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. 38Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì - che, tradotto, significa Maestro -, dove dimori?». 39Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio.
40Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. 41Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» - che si traduce Cristo - 42e lo condusse da Gesù. 


L’apostolo Andrea, il primo chiamato da Gesù, era stato un discepolo di Giovanni Battista. Dobbiamo pensare a un travaso di discepoli da Giovanni a Gesù. Anche in questo il Battista è un precursore: in quanto addita ai suoi discepoli l’Agnello di Dio e li invita a seguirlo. Ce lo dice il quarto vangelo che su questo punto, come su altri riguardanti l’inizio dell’attività di Gesù, è molto più circostanziato e attendibile dei sinottici. Per esempio, ci informa che Gesù stesso, all’inizio del suo ministero, battezzava come Giovanni, anche se non lo fece più in seguito. 

Giovanni l’evangelista, l’altro discepolo menzionato insieme ad Andrea, è stato infatti il testimone oculare di questa prima chiamata, di questo primo incontro con Gesù. “Rabbi, dove dimori?” (v. 38). Più esattamente: “Dove rimani?”. Importantissimo questo verbo “rimanere” ripetuto tre volte in due versetti e parola-chiave del quarto vangelo. Rimanere presso Gesù, insieme a lui, anzi “in lui”, come i tralci nella vite, in una comunione vitale. Rimanere non rimanda a un movimento, a un’attività, a un’operazione, ma al sostare in permanenza, alla perseveranza, alla familiarità quotidiana, alla tranquilla fiducia, al riposo gioioso di cui si gode alla fine di una giornata.

I due discepoli “andarono e videro dove egli rimaneva e quel giorno rimasero presso di lui: era circa l’ora decima” (cf. v. 39), ossia verso le quattro del pomeriggio. Un incontro ricordato con assoluta precisione anche oraria, che si è impresso indelebilmente nel cuore dei primi chiamati. Proprio Giovanni, nel suo vangelo, riporta questa testimonianza del Battista su Gesù: “Giovanni testimoniò dicendo: ‘Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo’” (Gv 1,32-33). 

Questa testimonianza del Battista su Gesù differisce sensibilmente da quella sinottica, che è piuttosto una testimonianza di Gesù sul Battista. Gli altri vangeli – in questo caso soprattutto Matteo e Luca – registrano un’incertezza del Battista riguardo a Gesù, la famosa domanda dal carcere: “Sei tu quello che deve venire o dobbiamo aspettarne un altro?” (Mt 11,3; Lc 7,19). Storicamente, questa informazione è verosimile: Giovanni in carcere ha conosciuto una prova, e la sua attesa del Messia doveva essere stata in qualche modo delusa. Ma l’evangelista Giovanni ha uno sguardo più penetrante, un intuito di fede più sicuro. Secondo lui, il Battista “confessò e non negò” (Gv 1,20): non ha mai esitato né si è mai contraddetto. Fin dall’inizio, possiamo dire fin dal loro primo incontro, il Battista ha riconosciuto Gesù come l’Agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo. Se così non fosse, i primi discepoli non si sarebbero mai messi al seguito di Gesù. Senza la testimonianza del Battista, neppure loro sarebbero stati capaci di conoscere la verità di Gesù, Agnello di Dio.

fratel Alberto