Piccolo fratello di tutti


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1 dicembre 2020

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 12, 23-26 (Lezionario di Bose)

 In quel tempo 23Gesù disse: «È venuta l'ora che il Figlio dell'uomo sia glorificato. 24In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. 25Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. 26Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà.


Con la richiesta di alcuni greci (pagani timorati del Dio d’Israele) di poter vedere Gesù (cf. v. 20), ha inizio l’ora a cui era protesa tutta la vita di Gesù. È l’ora in cui Gesù glorifica Dio deponendo la sua vita come offerta. È l’ora in cui anche Gesù è glorificato (cf. v. 23), perché Dio accoglie la sua vita come autentico racconto del suo Amore, che va incontro al bisogno e all’anelito di salvezza di ogni essere umano. 

Salvezza vuol dire Vita piena, che ci è data attraverso Gesù. Egli, infatti, ha assunto la nostra carne umana debole e fragile, si è mescolato alla nostra vita come il seme con la terra. La sua solidarietà - prima di tutto con i più bisognosi - non viene meno davanti alle avversità. Egli vive l’amore fino alla fine (cf. Gv 13,1).

L’immagine del chicco di grano racconta la vicenda di Gesù. Il seme messo in terra diventa una cosa sola con essa. È come una morte. Da questa “morte” nasce misteriosamente una vita. Nel buio, e con il tempo che è gestazione (cf. Rm 8,18 ss.), dal seme sboccia un germoglio. Questi si radica nel terreno, se ne nutre e inizia a crescere con una silenziosa e irresistibile forza sino al giorno in cui viene alla luce come piccola pianticella. Essa, continuando a svilupparsi, diventa la pianta che produce il suo frutto con il suo seme.

È un’immagine potente che parla ai greci pagani di allora, perché nei riti misterici venivano impiegati delle spighe e dei chicchi di grano per simboleggiare la morte e la rinascita. Lo sapeva bene anche l’apostolo Paolo, che usa l’immagine del seme per annunciare e spiegare alla comunità dei cristiani di Corinto la morte e la resurrezione di Gesù (cf. 1Cor 15,35 ss.).

A noi questa immagine trasmette la promessa di vita: “Se moriamo con Cristo con lui anche vivremo” (2Tm 2,11). Questa parola non riguarda solo la verità ultima della nostra vita, ma anche la realtà profonda della nostra identità battesimale e della nostra sequela del Signore, qui e ora.

Nel percorso della nostra esistenza viviamo delle perdite e delle morti. Se le attraversiamo nella fede e cerchiamo di farne un cammino d’amore, possiamo come il chicco di grano sperimentare una trasformazione fino a toccare in noi la presenza del Signore, “sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna” (Gv 4,14).

Il beato Charles de Foucauld, di cui facciamo memoria oggi, è stato toccato da questo grande amore del Signore per lui. Ha seguito Gesù contemplandolo nel mistero di Nazaret, una vita senza appariscenza in mezzo alla gente modesta e laboriosa. Fratel Charles ha voluto che la sua testimonianza della fede passasse attraverso una vita semplice nella compagnia degli uomini e attraverso la bontà manifestata a ogni persona che incontrava. 

Nell’immagine del chicco di grano che cade in terra e morendo produce molto frutto, fratel Charles ha riconosciuto la sua personale maniera di seguire Gesù fino alla fine. “Vivi come se dovessi morire martire oggi”, aveva scritto nel suo diario. Questo pensiero gli dava quella vigilanza acuta per cui viveva ogni giorno con grande intensità la sua amicizia con Gesù nella preghiera e nel farsi piccolo fratello di tutti.

sorella Alice