Invitati alla gioia


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2 dicembre 2020

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 22,1-14 (Lezionario di Bose)

 In quel tempo 1 Gesù riprese a parlare con parabole e disse: 2«Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. 3Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire. 4Mandò di nuovo altri servi con quest'ordine: «Dite agli invitati: Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!». 5Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; 6altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. 7Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città. 8Poi disse ai suoi servi: «La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; 9andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze». 10Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali. 11Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l'abito nuziale. 12Gli disse: «Amico, come mai sei entrato qui senza l'abito nuziale?». Quello ammutolì. 13Allora il re ordinò ai servi: «Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti». 14Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».


Ancora oggi Gesù ci parla con una parabola, e lo fa come accorato appello: oggi, ci dice, siete invitati alla gioia delle nozze, alla gioia della vita piena; non siate come coloro che “non volevano venire” (v. 3).

Sì, siamo invitati, proprio oggi, a un banchetto; un banchetto di “grasse vivande (…) di vini eccellenti, di cibi succulenti, di vini raffinati” (Is 25,6). Banchetto quindi in cui è dato da mangiare il meglio di ciò che esiste, tutto ciò che è desiderabile. E dare da mangiare è dare vita, è dare gioia, è volere che l’altro viva. Dare da mangiare il meglio, e in abbondanza, è il segno dell’amore per l’altro.

Eppure c’è la possibilità, concreta, reale, di dire di no… Perché? Con la parabola di oggi Gesù ci dice che in radice il rifiuto è legato alla non volontà (“non volevano”: v. 3), all’indifferenza (“non se ne curarono”: v. 5), alla violenza (“presero … e uccisero”: v. 6) e quindi, in radice, al non aver compreso che quell’invito è per la gioia.

Il rischio da cui vuole metterci in guardia Gesù oggi è quello di arrivare a credere che la realtà si esaurisca nel nostro piccolo mondo, fatto dei nostri piaceri, delle nostre abitudini, dei nostri interessi. Fino ad arrivare a dimenticare, e quindi smentire, che siamo innanzitutto investiti di una promessa, di una promessa di vita in abbondanza, che va ben oltre i nostri personali piaceri, interessi o abitudini. Fino ad arrivare a credere che se non la vediamo ora realizzata questa promessa, perché ciò che sperimentiamo ancora, quotidianamente, sono morte, dolore, lutto, allora significa che essa non è vera.

Tragicamente è proprio la quotidianità dei propri affari, possessi e interessi che rende indifferenti. E in realtà questa indifferenza al dono non è nemmeno neutrale: essa, coltivata nel tempo, si trasforma in violenza cieca. Gli invitati non vogliono più nemmeno ascoltare la parola pressante “tutto è pronto, venite alle nozze!” (v. 4).

Dalla non volontà si è scivolati nella trascuratezza e nell’indifferenza, che dicono l’irrilevanza della relazione con il Re-Signore, e infine nella violenza di chi legge questa relazione come indebita intrusione, come minaccia…

La catastrofe qui non è tanto di ordine morale (i secondi invitati sono presi tra cattivi e buoni, non erano migliori dei primi, ma hanno accettato), quanto di ordine esistenziale: qui c’è un travisamento del senso della vita.

La conclusione della parabola, infine, ha lo scopo di mettere in guardia dal pericolo di credersi troppo facilmente “garantiti”: invitati indegni non sono solo coloro che hanno risposto “no”, ma anche quanti mostrano, nei fatti, di non aver veramente risposto “sì”.

E allora, quale è l’abito che ci è chiesto di indossare? Quale è il “sì” da dare? Paolo afferma: “Quanti siete stati battezzati in Cristo, voi avete rivestito Cristo” (Gal 3,27). La risposta alla chiamata, il “sì”, allora, è la volontà di aderire a Cristo, è rivestirsi di lui, è volontà di conformare la propria vita alla sua, è scegliere di essere uomo come lui lo è stato. L’abito è Cristo stesso. E allo stesso tempo, riconoscendo la nostra assoluta inadeguatezza a compiere ciò, è lasciarsi rivestire da Dio di tutto ciò che Cristo è.

sorella Annachiara