Amore del prossimo e amore di Dio


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Photo by Maryam Batool on Unsplash
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4 dicembre 2020

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 22,34-46 (Lezionario di Bose)

 In quel tempo34 i farisei, avendo udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducei, si riunirono insieme 35e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: 36«Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?». 37Gli rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente38Questo è il grande e primo comandamento. 39Il secondo poi è simile a quello: Amerai il tuo prossimo come te stesso40Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».

41Mentre i farisei erano riuniti insieme, Gesù chiese loro: 42«Che cosa pensate del Cristo? Di chi è figlio?». Gli risposero: «Di Davide». 43Disse loro: «Come mai allora Davide, mosso dallo Spirito, lo chiama Signore, dicendo:

44Disse il Signore al mio Signore:
Siedi alla mia destra
finché io ponga i tuoi nemici
sotto i tuoi piedi?

45Se dunque Davide lo chiama Signore, come può essere suo figlio?». 46Nessuno era in grado di rispondergli e, da quel giorno, nessuno osò più interrogarlo.


A Gesù non era stato chiesto quale fosse il secondo comandamento, ma solo il primo. Eppure Gesù lo aggiunge, e lo aggiunge come indissolubilmente legato al primo. L’amore del prossimo è inscindibile dall’amore di Dio, e Gesù ci tiene a precisarlo.

Nel nostro cuore vi possono essere grandi illusioni relativamente all’amore di Dio: sentimenti che possono non essere altro che proiezioni, sublimazioni, reazioni. Chi può mai essere davvero sicuro di amare Dio? Può bastare a darci questa sensazione un vago sentimento di affetto rivolto alla divinità? E Gesù offre, per verificare la qualità del nostro sentimento nei confronti di Dio, due criteri di verifica.

Il primo è l’amore per il prossimo, per il fratello, la sorella, poiché “chi non ama il proprio fratello che vede non può amare Dio che non vede” (1Gv 4,20). Contro ogni autoillusione, Gesù, che ci ha insegnato a chiamare Dio non “Padre mio”, ma “Padre nostro” (Mt 6,9), Padre anche di mio fratello, di mia sorella, Padre anche del mio prossimo come di me, ci annuncia la buona notizia che a Dio sta a cuore la vita di ogni carne, di ogni creatura, di ogni uomo e di ogni donna, e che egli non è insensibile nei confronti delle ingiustizie, delle violenze, delle indifferenze, delle durezze che anche in quanti si professano cristiani possono manifestarsi nei confronti del loro prossimo.

Non basta, infatti, dire “Signore, Signore” (Mt 7,21), vale a dire: non bastano le dichiarazioni di amore o di fede, non basta la partecipazione ad azioni liturgiche o religiose, e neanche esprimere parole profetiche nel suo nome (cf. Mt 7,22), per essere in comunione con Gesù e con Dio ed entrare nel regno dei cieli: bisogna fare la volontà del Padre di Gesù che è nei cieli (cf. Mt 7,21). E tale volontà è volontà di vita per i fratelli e le sorelle, in particolare i piccoli e i miseri (cf. Mt 25,31-46) che il credente incontra nel suo cammino, al punto che diminuire il soffio vitale del fratello e della sorella, anache solo adirandosi con loro o esprimendo un insulto è azione grave agli occhi di Dio (cf. Mt 5,22).

Il secondo criterio che Gesù offre per verificare il proprio amore per Dio è quello di porsi in ascolto delle Scritture, delle Scritture nella loro interezza e totalità, nella loro completezza, anche se ciò può essere per noi fonte di disagio e di perplessità (cf. Mt 22,41-46): come fa il Cristo a essere Signore di David se è suo figlio? Contro ogni tentazione di marcionismo, di attingere dalle Scritture solo ciò che pare confermare la propria visione di Dio e di Gesù, contro quell’atteggiamento che è quello stesso di Satana quando nel deserto tenta Gesù proprio citando le Scritture (il salmo 91,11-12), ma omettendo alcune significative parole, Gesù ci annuncia di essere venuto per dare pieno compimento alla Legge e ai Profeti, e che “non uno iota o un solo apice della Legge passerà finché tutto non sia avvenuto” (Mt 5,18).

Legge e Profeti che dipendono dai due comandamenti dell’amore di Dio e del prossimo (cf. Mt 22,40), Legge e Profeti che consistono semplicemente nel fare agli altri ciò che vorremmo fosse fatto a noi (cf. Mt 7,12).

Ma noi crediamo in questo Dio che ha a cuore il soffio vitale di noi uomini?

sorella Cecilia