L’umanità di un saluto apre allo Spirito


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Photo by nine koepfer on Unsplash
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8 dicembre 2020

Dal Vangelo secondo Luca - Lc 1,39-45 (Lezionario di Bose)

39In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. 40Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. 41Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo 42ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! 43A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? 44Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. 45E beata colei che ha creduto nell'adempimento di ciò che il Signore le ha detto».


Nelle chiese ortodosse oggi si fa memoria del concepimento della Vergine Maria, avvenuto per una particolare grazia divina che supera la sterilità di Anna, moglie di Gioacchino e madre di Maria, secondo la tradizione antica. Per la chiesa cattolica è l’Immacolata concezione (dogma dal 1854), con il brano dell’annunciazione (Lc 1,26-38) quale lettura evangelica del giorno.
A Bose, nel quadro della Scrittura e del tempo di Avvento, con tutta la tradizione e secondo il concilio Vaticano II (cfr. Lumen gentium 53; 55-56), celebriamo Maria Figlia di Sion, redenta e santa fin dal suo concepimento, la cui persona è come concentrato dell’attesa dei poveri del Signore, come “piccolo resto” voluto e preparato da Dio per il suo universale progetto di salvezza. Ci rifacciamo al racconto della visitazione, in cui Maria è la credente e madre dei credenti come Abramo è padre dei credenti, ed è l’arca dell’alleanza, presenza del Signore in mezzo agli uomini, immagine, profezia e modello della chiesa. Propongo alcuni rilievi.
1) A fondamento di tutto c’è sempre l’iniziativa del Signore: Gesù va da Giovanni fin dal seno di sua madre, come poi al battesimo. Ma il Veniente è portato in un frettoloso e faticoso venire umano.

2) Il ruolo delle donne nella storia di salvezza: ci si rifà a Giuditta (cf. Gdt 13,17 ss.), benedetta perché si è lasciata guidare per la salvezza, e a Debora, profetessa e giudice di Israele, annunciatrice di una vittoria di donne (cf. Gdc 4,8 ss.; 5,24).

3) Questo è il primo di una catena infinita di umanissimi incontri e scambi di parole, come narrato nella vita di Gesù e negli Atti, luogo in cui lo Spirito si fa presente ed agisce perché il vangelo arrivi ai confini della terra.

4) Dalle parole di angeli a un saluto di donna: lo Spirito, che attraverso la Parola ha generato il Verbo in Maria, attraverso la sua parola illumina Elisabetta.

5) Una donna credente attenta alla vita e ai suoi segni: il sussulto di un feto diventa messaggio e, unito a una non scontata conoscenza e memoria delle Scritture, fa comprendere il significato profondo di quanto sta accadendo (così anche Maria, nel Magnificat, un centone di citazioni bibliche).

6) Basta un saluto, di cui non si specifica neppure il contenuto, per aprire una nuova era. Non sembri cosa troppo strana: ai giorni nostri il “buonasera”di papa Francesco dal balcone del Vaticano, la sera della sua elezione, ha fatto entrare un fresco soffio dello Spirito nella vita della chiesa.

7) Elisabetta, raggiunta dalla buona notizia, la ridice con forza nella quotidianità ordinaria come sacerdote, profeta e re. Ella benedice Maria e ciò che Dio ha operato in lei, come Melchisedek benedice Abramo (cf. Gen 14,19); interpreta gli eventi secondo lo sguardo di Dio, e ciò fa soprattutto pensare il suo leggere il credere non come obbligo e peso, ma come libera risposta che rende possibile beatitudine e gioia; riprende le parole esitanti e timorose di David (cf. 2Sam 6,9) in uno stupore umile e audace.

8) Beata colei che ha creduto: passaggio dalla seconda alla terza persona, prospettiva di beatitudine anche per ogni credente (cf. Lc 8,21: “Mia madre e i miei fratelli sono coloro che ascoltano la Parola e la mettono in pratica”).

Un fratello di Bose