L’amore che resiste


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Photo by Matt Holmes on Unsplash
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10 dicembre 2020

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 24,1-14 (Lezionario di Bose)

In quel tempo 1 mentre Gesù, uscito dal tempio, se ne andava, gli si avvicinarono i suoi discepoli per fargli osservare le costruzioni del tempio. 2Egli disse loro: «Non vedete tutte queste cose? In verità io vi dico: non sarà lasciata qui pietra su pietra che non sarà distrutta».
3Al monte degli Ulivi poi, sedutosi, i discepoli gli si avvicinarono e, in disparte, gli dissero: «Di' a noi quando accadranno queste cose e quale sarà il segno della tua venuta e della fine del mondo».
4Gesù rispose loro: «Badate che nessuno vi inganni! 5Molti infatti verranno nel mio nome, dicendo: «Io sono il Cristo», e trarranno molti in inganno. 6E sentirete di guerre e di rumori di guerre. Guardate di non allarmarvi, perché deve avvenire, ma non è ancora la fine. 7Si solleverà infatti nazione contro nazione e regno contro regno; vi saranno carestie e terremoti in vari luoghi: 8ma tutto questo è solo l'inizio dei dolori.
9Allora vi abbandoneranno alla tribolazione e vi uccideranno, e sarete odiati da tutti i popoli a causa del mio nome. 10Molti ne resteranno scandalizzati, e si tradiranno e odieranno a vicenda. 11Sorgeranno molti falsi profeti e inganneranno molti; 12per il dilagare dell'iniquità, si raffredderà l'amore di molti. 13Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato. 14Questo vangelo del Regno sarà annunciato in tutto il mondo, perché ne sia data testimonianza a tutti i popoli; e allora verrà la fine.


La pagina del vangelo descrive un mondo e una chiesa in via di disgregazione. Sul lato del primo ci sono le catastrofi politiche e naturali; sul lato della seconda lo sbandamento interiore e il venir meno dei legami fraterni. Ci sono un mondo confuso e un’interiorità spaesata, condizioni che paralizzano l’esistenza. Come vivere in questa situazione da discepoli e discepole di Gesù? “Chi resisterà sino alla fine questi sarà salvato” (v. 13). Il tempo della prova diventa il tempo della resistenza cristiana. Si resiste per non lasciarsi travolgere dalla confusione. Si resiste alla disgregazione.

Quale forma assume la resistenza cristiana? Matteo scrive: “Per il dilagare dell’iniquità si raffredderà l’amore di molti” (v. 12). L’oblio del comandamento unico dell’amore di Dio e del prossimo a cui Gesù appende l’interpretazione cristiana della Scrittura (cf. Mt 24,34-40) spegne l’amore nei credenti. Infatti ogni atto di lettura della Scrittura ha di mira la crescita nell’amore. È l’amore fraterno e verso ogni essere umano che dà forza nel tempo della prova. Resistere diventa allora resistere nell’amore.

Come però? È necessario raccogliersi in sé dalla frammentazione e dalla dispersione, non per isolarsi dagli altri ma come metodo per vedere meglio, per entrare nella realtà da un’altra via rispetto a quella della disgregazione. Perciò torniamo a nutrirci della parola evangelica, perché abiti le nostra memoria e coltivi l’immaginazione. Potremo così rileggere il nostro passato nella fede e immaginare un futuro secondo il sogno di Dio, ritrovando un orientamento nella confusione. La confusione resta, ma ora sapremo come starci. Sapremo ospitarla in noi non più come maledizione ma come quel limite che dà forma alla nostra libertà, strappandoci dall’informe.

Così sarà possibile servire gli altri. La pagina del vangelo è sorprendente, perché i discepoli e le discepole sono mandati ad annunciare il vangelo proprio a coloro dai quali subiscono ostilità. Il resistente è colui che non viene meno alla sua responsabilità verso gli altri e verso il suo mondo.

Quali tratti assume questo amore che resiste? È un amore intelligente. Non si riduce a buona intenzione o a risposta a un proprio bisogno, ma vede e ascolta l’appello costituito dall’altro e commisura il gesto dell’amore al bisogno dell’altro (cf. Lc 10,33-37). È un’intelligenza amante. Nell’interpretare la realtà si lascia guidare dall’amore che vede coloro che normalmente non si vedono, i poveri, gli esclusi, i migranti, i carcerati, chi fugge da fame e da guerre… (cf. Mt 25,31-46) e diventa annuncio critico e profetico della ingiustizie e delle disuguaglianze che contrassegnano la storia. Le due dimensioni vanno insieme; l’una dà il coinvolgimento personale nella situazione (l’appello è rivolto a me e solo a me), l’altra dà il riconoscimento delle strutture che avvelenano il mondo e chiedono di essere cambiate (l’amore politico). Così resistere, da parola statica, si trasforma in parola carica di futuro.

fratel Davide