Fuggire il male, fino alla fine


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Photo by Isaac Chou on Unsplash
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11 dicembre 2020

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 24,15-25 (Lezionario di Bose)

In quel tempo mentre Gesù, uscito dal tempio, se ne andava, gli si avvicinarono i suoi discepoli per fargli osservare le costruzioni del tempio. Egli disse loro: «15Quando dunque vedrete presente nel luogo santo l'abominio della devastazione, di cui parlò il profeta Daniele - chi legge, comprenda -, 16allora quelli che sono in Giudea fuggano sui monti, 17chi si trova sulla terrazza non scenda a prendere le cose di casa sua, 18e chi si trova nel campo non torni indietro a prendere il suo mantello. 19In quei giorni guai alle donne incinte e a quelle che allattano!
20Pregate che la vostra fuga non accada d'inverno o di sabato. 21Poiché vi sarà allora una tribolazione grande, quale non vi è mai stata dall'inizio del mondo fino ad ora, né mai più vi sarà. 22E se quei giorni non fossero abbreviati, nessuno si salverebbe; ma, grazie agli eletti, quei giorni saranno abbreviati.
23Allora, se qualcuno vi dirà: «Ecco, il Cristo è qui», oppure: «È là», non credeteci; 24perché sorgeranno falsi cristi e falsi profeti e faranno grandi segni e miracoli, così da ingannare, se possibile, anche gli eletti. 25Ecco, io ve l'ho predetto.


“Badate che nessuno vi inganni!” (Mt 24,4), è facile infatti farsi ingannare quando si parla di cose ultime, che nessuno conosce. Gesù stesso ora ne parla attraverso immagini, allusioni e per aiutare i suoi ascoltatori a comprendere non può che rifarsi a eventi storici, situazioni che hanno provocato sconforto, paura ma anche attesa e speranza.

Gesù parla di tribolazioni, di guerre e di “abominio della desolazione” (v. 15), si rifà al linguaggio che anche i profeti hanno usato per parlare del tempo ultimo. Guerre, carestie, devastazione. Noi oggi, a distanza di secoli, abbiamo costantemente davanti ai nostri occhi città devastate dalla guerra, case distrutte, luoghi di culto profanati, uomini e donne feriti, malnutriti, malati e abbandonati. Comprendiamo queste immagini di Gesù, conosciamo dove può giungere la disumanità dell’essere umano, sappiamo che “il modo in cui Dio è presente nella storia è ‘completamente altro’. Tutto il resto di cui riempiamo la storia, è umano, troppo umano, e spesso disumano” (T. Halík). Lo sappiamo anche senza guardare troppo lontano attraverso gli schermi dei nostri smartphone, basta guardare a noi stessi, al nostro accondiscendere facilmente al male, alle vie di esclusione, alla discriminazione, alle innumerevoli forme di egoismo di cui siamo capaci.

Ma il vangelo di Gesù è buona notizia, anche nella pagina di oggi. Ci porta una parola di vita, una parola che apre e non chiude il futuro. Il tempo di tribolazione porta anche un’apertura alla salvezza: “Se quei giorni non fossero abbreviati, nessuno si salverebbe … ma quei giorni saranno abbreviati” (v. 22). E Gesù ci suggerisce due atteggiamenti ben precisi in questo tempo che “non è ancora la fine” (cf. Mt 24,6).

Attenzione, discernimento: “Se qualcuno vi dirà … non credeteci” (v. 23). I tempi possono essere bui, tempi lunghi in cui l’incomprensione, l’attesa sono insostenibili, nelle nostre vite personali, comunitarie, per l’umanità tutta, ma Gesù chiede di non lasciarci sedurre da chi attira i nostri sguardi riempiendoli con facili “grandi segni e miracoli” (v. 24), con spiegazioni che mettono a tacere le nostre paure e le nostre angosce, da chi rende sordi i nostri orecchi urlandoci: “Ecco, il Cristo è qui” (v. 23), e ci offre l’immagine ingannevole di un salvatore fatta su misura per noi, sul calco dei nostri desideri. 

Gesù ci invita poi a un movimento: la fuga. Non di fronte alla realtà che viviamo e che siamo, Gesù non ci propone la scorciatoia del “si salvi chi può”. Ma di fronte all’orrore del male, a quella “tribolazione grande” (v. 21) causata dalla violenza, dal non riconoscimento del fratello, dall’accondiscendere alle vie proposte dal maligno, egli non ci chiede un gesto eroico ma l’umiltà di fuggire, di cambiare strada. Di scegliere la fuga urgente, precipitosa, senza voltarsi o tornare indietro (cf. v. 18), il più lontano possibile dalle vie che ci portano a essere collaboratori del male, anche a costo di dover lasciar andare qualcosa di importante. Gesù ci invita a esercitare ciò di cui ci ha fatto dono: responsabilità e libertà di non compiere il male, di fuggirlo, fino alla fine.

Perché non è ancora la fine, “quei giorni saranno abbreviati” (v. 22), e porteranno la salvezza a chi saprà con attenzione attendere la fine in cui “il Figlio dell’uomo verrà sulle nubi del cielo” (Mt 24,30) e raccoglierà attorno a sé, attorno alla sua parola di vita, tutti coloro che lontani dal male fino alla fine l’avranno atteso.

sorella Elisa