Ignoranza, sapienza, laboriosità


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Photo by Kristina Sammer on Unsplash
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14 dicembre 2020

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 24,32-44 (Lezionario di Bose)

In quel tempo Gesùdisse ai suoi discepoli: «32Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l'estate è vicina. 33Così anche voi: quando vedrete tutte queste cose, sappiate che egli è vicino, è alle porte. 34In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo avvenga. 35Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.
36Quanto a quel giorno e a quell'ora, nessuno lo sa, né gli angeli del cielo né il Figlio, ma solo il Padre.
37Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell'uomo. 38Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell'arca, 39e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell'uomo. 40Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l'altro lasciato. 41Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l'altra lasciata. 42Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. 43Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. 44Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell'ora che non immaginate, viene il Figlio dell'uomo.


È iniziata una nuova settimana di Avvento e riprendiamo la lettura del discorso escatologico di Matteo, in cui il Signore apre gli occhi dei discepoli istruendoli su come affrontare ciò che li attende. Se Gesù parla della fine, lo fa anche lui a partire da un’ignoranza, e per questo chiede di acquisire una sapienza.

L’ignoranza è puntualmente espressa al v. 36: “Quanto a quel giorno e a quell’ora, nessuno lo sa … solo il Padre”. La sapienza è più diffusamente presentata in questa pagina come in tutto il vangelo, incarnato nella vita di Gesù. Egli non ha da rivelarci il “quando”, piuttosto il “come”: come vivere e riscattare il tempo che ancora ci separa da quel giorno e da quell’ora.

Dal paragone del fico traiamo l’invito a prestare attenzione alla realtà per cogliere ciò che si prepara e si avvicina: osservazione di ciò che si produce sotto i nostri occhi e non sappiamo o vogliamo vedere, discernimento di come le parole del Signore si compiono in questa nostra generazione.

Dal richiamo a Noè traiamo l’esortazione a interrogarci sul quotidiano per salvarlo da ciò che rischia di sommergerlo: esercizio che dovrebbe aprire e chiudere ogni nostra giornata, fino a diventare un’abitudine interiore capace di decidere la sorte di ogni ora che viviamo, qualsiasi essa sia, riscattandola e facendone buon uso (cf. Ef 5,16). In ogni caso saremo sorpresi, ma quale arca costruiamo per noi e per le persone che Dio ama, se non ci pentiamo di parole, atti, omissioni?

Noè trovò grazia agli occhi del Signore … era uomo giusto e integro tra i suoi contemporanei e camminava con Dio … Ma la terra era corrotta davanti a Dio e piena di violenza. Dio guardò la terra ed ecco, essa era corrotta, perché ogni uomo aveva pervertito la sua condotta (lett.: il suo cammino) sulla terra (Gen 6,8-12).

C’è un camminare con Dio, nei giorni della propria vita, che salva perché custodisce e si lascia custodire dalla grazia, e ce n’è uno che invece la disperde andando inevitabilmente incontro alla sciagura.

Questo camminare (cf. anche Ef 5,1-20), questo modo di far strada nell’esistenza si decide passo dopo passo nel “come” ci si dedica a ciò che quotidianamente ci attende. Quei due uomini nel campo e quelle due donne alla mola, impegnati nello stesso momento in una stessa attività, rappresentano per noi due possibilità, due modi di affrontare ogni nostra ora. Ahimè, l’ora che comincia è spesso gravata da quelle che la precedono… ma nello Spirito che il Risorto ci ha lasciato ci è dato di affrontarla in piedi.

Un fratello chiese ad abba Sisoes: “Abba, che cosa devo fare? Sono caduto”. Gli disse l’anziano: “Rialzati”. Gli disse il fratello: “Mi sono rialzato e sono caduto di nuovo”. Gli disse l’anziano: “Rialzati ancora e ancora”. Disse allora il fratello: “Fino a quando?”. E l’anziano: “Finché tu non sia preso o nel bene o nella caduta. L’uomo infatti si presenta al giudizio nello stato in cui si trova”.

Abba Mosè interrogò abba Silvano dicendo: “Può l’uomo ricominciare ogni giorno?”. E abba Silvano disse: “Se è un uomo laborioso può ricominciare ogni giorno e anche ogni ora”.

Laboriosità di chi veglia, cerca di capire e tenersi pronto e, in questa fatica, mette fede nella grazia che fa avanzare sul cammino con cuore dilatato.

fratel Fabio