Un filo d’olio


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Photo by Zdeněk Macháček on Unsplash
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16 dicembre 2020

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 25,1-13 (Lezionario di Bose)

In quel tempo Gesùdisse ai suoi discepoli: « Allora il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. 2Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; 3le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l'olio; 4le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l'olio in piccoli vasi. 5Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono. 6A mezzanotte si alzò un grido: «Ecco lo sposo! Andategli incontro!». 7Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. 8Le stolte dissero alle sagge: «Dateci un po' del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono». 9Le sagge risposero: «No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene». 10Ora, mentre quelle andavano a comprare l'olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. 11Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: «Signore, signore, aprici!». 12Ma egli rispose: «In verità io vi dico: non vi conosco». 13Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l'ora.


Ci vuole tempo, tempo per fare
L’opera è grande, devo aspettare
Ci vuole un lungo lavoro attento
Perché si arrivi a compimento
Ad aspettarti io sto imparando
E sarai tu che decidi quando
Devo lasciare la porta aperta
La pazienza è una scoperta.

Questo splendido “Canto della pazienza” di Sabrina Giarratana ci aiuta a penetrare il brano evangelico che la liturgia ci dona in questo oggi di avvento, che pone al centro l’attesa del Signore Gesù che viene presto, cuore pulsante della nostra vita di credenti. Dieci vergini compiono il loro cammino di esodo con le loro lampade, “incontro allo sposo”. Quanta trepidazione! Quanta speranza ardente! Quanto vivo il loro desiderio di vedere il suo volto! È il primo passo dell’amore che ci mette in moto, ci fa decollare, ci proietta in avanti, ci fa sognare con entusiasmo…

Perché l’incontro avvenga occorre imparare ad aspettare, abitare l’attesa laboriosamente, vivere il desiderio nella propria pelle, e non lasciarsi vincere dalla logica del tutto e subito, dall’immediatezza senza previsione, dal gareggiare senza allenamento, dalla sfrontatezza della facile vittoria senza la fatica della lotta, dalla gloria senza l’assunzione della nostra miseria. Sì, ciò che fa la differenza tra le donne stolte e quelle sagge è un “filo d’olio”, un po’ di olio raccolto in piccoli vasi dalle seconde: è il riconoscimento dei propri limiti, è la consapevolezza che da soli con le proprie forze non si va molto lontano, è la constatazione che senza un “lungo lavoro attento” e una vigilanza attiva rischiamo di arenarci nelle nostre pie illusioni, è la dimostrazione che quell’entusiasmo iniziale che ci ha smossi necessita di sudore e sangue per durare a lungo, per superare gli imprevisti della vita.

La parabola è un grande appello alla libertà e alla responsabilità contro il lassismo e la squalifica di ogni cosa, che spesso ci pervade. “È bello svegliarsi e non farsi illusioni. Ci si sente liberi e responsabili. Una forza tremenda è in noi, la libertà. Si può toccare l’innocenza. Si è disposti a soffrire”, ci ricorda Cesare Pavese. Quell’olio in piccoli vasi sono le “opere buone”, dicono i padri. Quell’olio è il segno della fatica della carità, della silenziosa resilienza, della sofferenza e del martirio che l’amore comporta, dei piccoli gesti di abnegazione e di lotta contro la philautía – il vedere nient’altro che il proprio ombelico – che nelle vicissitudini spicciole e quotidiane possiamo operare: noi, io, nessun’altro al nostro posto, nessun altro al mio posto!

Quell’olio non può essere condiviso, così come la lotta per diventare liberi e responsabili è personale e giova che ciascuno, ciascuna provi a immergersi in tale agone. Quell’olio ci ricorda che prima di me c’è l’altro che sempre mi interpella con il suo volto, mi interroga nella sua indigenza e chiede una risposta. Quell’olio è alla base della fraternità umana, è l’abbandono della nostra presunta ricchezza e autosufficienza, che ci permette di vivere immersi nei bassifondi della storia umana, accanto agli ultimi, ai poveri, e farci loro compagni di cammino.

fratel Giandomenico