Simeone, uomo dell’attesa


Warning: Invalid argument supplied for foreach() in /home/monast59/public_html/templates/yoo_moustache/styles/bose-home/layouts/article.php on line 44

Photo by Winston A. Hide on Unsplash
Photo by Winston A. Hide on Unsplash

29 dicembre 2020

Dal Vangelo secondo Luca - Lc 2,25-35 (Lezionario di Bose)

25In quel tempo a Gerusalemme c'era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d'Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. 26Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. 27Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, 28anch'egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo:

29«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo
vada in pace, secondo la tua parola,
30perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,
31preparata da te davanti a tutti i popoli:
32luce per rivelarti alle genti
e gloria del tuo popolo, Israele».

33Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. 34Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione 35- e anche a te una spada trafiggerà l'anima -, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».


Ogni sera nella preghiera di compieta cantiamo o recitiamo il cantico di Simeone.

Dopo aver percorso la nostra giornata, attraversato il lavoro quotidiano, vissuto fatiche e contraddizioni, assaporato gioie e incontrato umanità, prima di addormentarci, con le sue parole, compiamo un gesto di fiducia e affidamento al Signore.

Simeone era un “uomo giusto … che attendeva la consolazione di Israele” (v. 25), il Messia. Uomo capace di quell’esercizio di pazienza che è l’attesa: apparente non agire e invece grande azione di umanità, nella quale plasmiamo noi stessi avendo lo sguardo del cuore teso verso chi attendiamo.

Simeone aveva ricevuto un dono dallo Spirito: la promessa che non sarebbe morto prima di aver veduto il Cristo del Signore. Egli vive di questa promessa che dà forza al suo agire, allo scorrere degli anni, alle fatiche della vecchiaia. Questa promessa si realizza quando Maria e Giuseppe portano al tempio il bambino Gesù per adempiere la legge.

Simeone percepisce compiuta la sua attesa, le sue speranze, il suo desiderio esauditi. Le sue parole sono una lode e al contempo un saluto: “Ora lascia che il tuo servo vada in pace” (v. 29).

Ognuno di noi vive un’attesa, nutrita di speranze e attraversata da fallimenti. Ognuno di noi desidera vedere con i propri occhi uno scorcio di salvezza, di umanità salvata: dalla malattia, dalla violenza e dalla fame.

Maria e Giuseppe si stupirono di queste parole, noi forse come loro restiamo stupiti. E ancor più del seguito delle parole di Simeone: “Egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti ... e come segno di contraddizione” (v. 34).

Forse a ognuno di noi l’attesa del ritorno del Signore pare lontana, dubbiosa, tanto più in questi giorni in cui facciamo memoria della sua prima venuta a Betlemme. Se in essa molti si stupirono e non lo riconobbero per la via inusuale scelta da Dio per incontrare l’umanità, un bambino avvolto in fasce in una mangiatoia (cf. Lc 2,12), solo un’attesa, come quella di Simeone fatta di umanità, ascolto e comprensione del cuore può prepararci a riconoscerlo nel momento del suo ritorno nelle vesti di una umanità scartata dove non avremmo mai immaginato di incontrare il Signore.

fratel Michele