Lasciarsi raggiungere dalla Luce


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Photo by MAURIZIO DIORIIO on Unsplash
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4 gennaio 2021

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 1,9-14 (Lezionario di Bose)

9Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
10Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
11Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
12A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
13i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
14E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.


Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo. 

Oggi il mistero dell’incarnazione ci inonda della sua luce. Una luce che non abbaglia, non umilia, ma che riscalda le nostre esistenze e illumina gli occhi del cuore, bisognosi in questi tempi bui di vederci bene e di comprendere. 

“Venne tra i suoi e i suoi non l’hanno accolto” (v. 11). C’è una tenebra che resiste alla luce, ma a quanti però accolgono Gesù e si lasciano guidare dalla sua parola si apre un cammino di luce: essa nel suo rivelarsi opera in noi un’azione di chiarificazione; è infatti proprio della luce mettere in risalto, far emergere i contorni degli oggetti, le diverse sfaccettature. 

Gesù dirà di sé: “Io sono la luce del mondo, chi segue me non cammina nelle tenebre, ma avrà la luce della vita” (Gv 8,12). Una luce “per”, non chiusa in sé; luce per tutti, non per pochi designati. Luce che irradia da una sorgente interiore, quella della sua fedeltà al Padre, di cui è stato trasparenza con la sua vita. 

“Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo ai suoi e noi abbiamo contemplato la sua gloria” (v. 14). In Gesù la Parola eterna ha assunto interamente la condizione umana, anche nelle sue dimensioni di fragilità. La nostra debolezza è come rischiarata, perché al Signore non è stata estranea e noi ora non siamo più soli a portarla. 

Non solo luce interiore, illuminazione della conoscenza, ma pratica quotidiana di amore concreto e creativo: la vita di Gesù è stata luminosa perché spesa per gli altri. Egli ci invita a rimanere in questa luce, a diventare “figli della luce” (1Ts 5,5) per accendere a nostra volta una scintilla nei cuori. “Chi dice di essere nella luce e odia suo fratello, è ancora nelle tenebre. Chi ama suo fratello rimane nella luce” (1Gv 2,9-10). 

L’amore è la luce che brilla nell’oscurità. Come un faro all’orizzonte, che a volte ci è dato di scrutare solo da lontano, orienta il cammino e ci consente di custodire una fiducia ostinata anche nelle situazioni difficili, che possiamo attraversare continuando ad amare, a seminare bontà, comprensione e rispetto attorno a noi: “E mi basta che io tenebra, abbia amato la luce” (A. Panagulis).

“Il Verbo è l’immagine con cui Dio pensa se stesso, sorgente luminosa al principio di ogni creatura. L’incarnazione non tocca solo Gesù, ma ciascuno di noi. Nella nostra vita c’è un sogno di Dio che va lentamente incarnandosi. Compito dell’uomo è generare Dio nella vita di ogni creatura. Natale è questo lieto annunzio: Dio può nascere nella vita di ciascuno di noi. Occorre vivere e aiutare a vivere questa grandezza divina. Per giungere a questa esperienza, che è il cuore del vangelo di Gesù, non c’è altra strada che la fatica quotidiana di vivere ogni momento, ogni relazione mettendoci l’anima e facendo le cose che Gesù faceva. Fai cose divine, quelle per cui puoi dire: se Dio c’è, è in queste cose. Fai cose divine, e nel tempo e nell’ora che Dio solo conosce, nascerà dentro di te” (don Michele Do).

Lasciamoci raggiungere e rivestire dalla luce portata in terra dal Verbo di Dio!

fratel Salvatore