Non con la parola ma con la vita


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Photo by Joe McDaniel on Unsplash
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7 gennaio 2021

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 2,13-18 (Lezionario di Bose)

In quel tempo13 i Magi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo».
14Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, 15dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: Dall'Egitto ho chiamato mio figlio.

16Quando Erode si accorse che i Magi si erano presi gioco di lui, si infuriò e mandò a uccidere tutti i bambini che stavano a Betlemme e in tutto il suo territorio e che avevano da due anni in giù, secondo il tempo che aveva appreso con esattezza dai Magi. 17Allora si compì ciò che era stato detto per mezzo del profeta Geremia:

18Un grido è stato udito in Rama,
un pianto e un lamentogrande:

Rachele piange i suoi figli
e non vuole essere consolata,
perché non sono più.


“Onorati come martiri fin dai primi secoli, i bambini ebrei fatti uccidere da Erode, non loquendo sed moriendo – come recita la colletta latina –, ‘non con la parola ma con la morte’, hanno confessato il Signore, divenendo così primizia di quell’immensa nube di martiri che attorniano l’Agnello ‘recando scritto sulla fronte il suo nome e il nome del Padre suo’” (Ap 14,1) (dal martirologio di Bose).

Il calendario romano ha collocato la festa dei santi Innocenti martiri a ridosso del Natale, il 28 dicembre, per sottolineare lo stretto legame tra la nascita di Gesù e la morte violenta dei bambini di Betlemme. Per una maggior coerenza con la cronologia delineata da Matteo, nel calendario di Bose la festa è invece collocata a ridosso dell’Epifania, in quanto l’episodio è direttamente legato alla venuta dei Magi, ricordata ieri.

La verosimiglianza storica del racconto matteano lascia dei dubbi (per es., è nota la crudeltà di Erode, che fece uccidere, tra gli altri, anche tre dei suoi figli; ma così ingenuo da farsi beffare da alcuni stranieri di passaggio?). È evidente invece l’intento teologico di Matteo, che pone un parallelo tra la figura di Gesù e quella di Mosè, tra la sorte dei bambini di Betlemme e quella dei bambini ebrei fatti uccidere dal faraone al tempo in cui nacque Mosè. Significativamente, al testo di Matteo oggi viene accostato quello di Esodo 1,8-22.

Senza entrare nella problematica posta dal testo evangelico, vorrei proporre due piccole tracce.

  • Questi “martiri” innocenti pur non morendo per Cristo, muoiono al posto di Cristo: la loro morte violenta è dunque in stretto legame con la vita di Gesù, diventa anzi prefigurazione e anticipazione della morte violenta dell’Innocente, del Giusto. Già si profila l’ombra della croce. Essi sono inoltre come l’avanguardia della grande schiera dei martiri che consapevolmente daranno la vita per il Signore. Ma il fatto che questi bambini siano onorati come martiri, pur non avendo fatto nulla per testimoniare la fede, ci suggerisce che dove ci sono vittime innocenti, là avviene una misteriosa conformazione a Cristo, la Parola fatta carne, che ha voluto inserirsi in una storia umana impastata di violenza, ma scegliendo di stare dalla parte di chi preferisce subire violenza anziché fare violenza.
  • Se c’è un Erode che attenta alla vita di Gesù, c’è però anche chi quella vita la protegge: è la figura di Giuseppe. È attraverso il sogno che Dio si fa presente, dunque quando l’uomo è inattivo, a significare che l’iniziativa è di Dio. Ma Giuseppe che, destatosi, esegue puntualmente il comando di “prendere il bambino e sua madre e fuggire in Egitto” (cf. v. 20), mostra come fin nelle profondità egli sia in ascolto della parola del Signore. È in grado di custodire e proteggere la vita di Gesù perché anzitutto sa accogliere e custodire la parola che gli giunge “nella notte”, cioè con una modalità notturna, in cui non tutto gli è chiaro. C’è un disegno che lo oltrepassa, ma egli fa fiducia e obbedisce. L’uomo di fede!

E vorrei concludere queste righe con la preghiera che nella festa odierna rivolgiamo a Dio, affinché il pregare con le medesime parole dilati anche la nostra comunione:

“Signore del mondo, tu ti sei procurato una lode anche dalla bocca di bambini e lattanti, che a Betlemme non con la parola ma con il sangue versato hanno annunciato la gloria di tuo Figlio, nato come loro nel mondo: fa’ che tutta la nostra vita testimoni la fedeche la nostra bocca proclama. Per Cristo nostro Signore. Amen”.

fratel Valerio